sebastien tellier - sexuality
il video è di sexual sportswear.
Tifiamo rivolta!
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Mamma mia ritornano i Portishead! Quando l’ho scoperto, mi sono spaventato da morire. Spesso queste rentrèes sono tristi, ripetitive, manieriste. Mai avrei voluto ascoltare un nuovo lavoro dei Portishead invecchiati e rimasti legati a un’idea musicale di 10 anni fa. Chi può dimenticare cosa rappresentò Dummy nel 1994? Quel mix incadescente di jazz, hip-hop, dub, che poi venne battezzato frettolosamente trip-hop, senza considerare che si trattava di ben più che un movimento temporaneo; ma era una linea musicale nuova, che avrebbe influenzato la musica inglese e non, a partire dai Massive Attack, passando per Tricky; e che affonda le radici in musiche cinematografiche portandoci fuori dallo spazio definibile. Third è il nuovo lavoro. Non è questo un disco che rivoluziona il futuro della musica, ma è complesso e inaspettato da musicisti come i Portishead. Rimane l’elemento downtempo, che caratterizza la ritmica, fondamento del disco, e la spettrale voce di Beth Gibbons, unico vero legame con Dummy e il passato. Per il resto, Third spazia in mille universi paralleli. Rimane la cupezza di fondo dei suoni che sono però vari, poco prevedibili e “suonati” con tanto di chitarre. Spiazzano, i Portishead. Saltano tra i generi, dal folk all’industrial dark, mescolano, sperimentano, guidati dalla Gibbons, che cuce come una raffinata sarta i vari tessuti musicali. Un grande e piacevole ritorno.
il video è di machine gun.
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prendi garcia marquez oppure vargas llosa, aggiungi un po' di tolkien, spolveri con dc comics e dungeons&dragons, mescoli tutto con ugly betty e ottieni questo libro di junot diaz, vincitore del premio pulitzer 2008 per la letteratura.
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non scrivo quasi mai di libri.
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...tu non piangere su quello che non sei...
perchè alla fine...
se il cuore batte forte dà vita a quella morte che vive dentro te...
questa ragazza ha vent'anni. ne dimostra 40.
questa ragazza canta parole senza senso.
canta anche ai matrimoni.
si è rifatta le tette. aveva una seconda abbondante ora ha una terza piena.
si è rifatta anche il naso e gli zigomi.
questa ragazza è l'ennesimo prodotto di un mondo da grande fratello e veline.
è un po' di plastica...
però...
io me la bomberei.
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3:07 PM
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per par condicio.
certo, silvio dà un tocco di genio trash che l'altro non ha. il gelataio che apre il video è fenomenale. così come il set di centraliniste da call center...
e poi questo è esilarante e ridicolo.
l'altro è ridicolo e triste, perchè dovrebbe rappresentare...ma che cosa?
ah, devo specificare che non si tratta di video taroccati da gente fanatica di youtube...SI TRATTA DI VIDEO UFFICIALI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE. sia questo che quello del pd.
vaffanculo.
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1:20 PM
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qualcuno mi può spiegare come si possa votare questa gente?
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per la prima volta voterò (non voterò) a roma.
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Davide Combusti è di Roma, ma non sembra. Sembra cresciuto in qualche landa degli Stati Uniti in cui si respira musica folk, country e blues. Chissà se Jeff Buckley sarebbe contento di sentire un giovane cantautore italiano (anche se canta in inglese) che si rifà alla tradizione che parte da un passato remoto che ritorna forte prima con Nick Drake e poi proprio con lui. Secondo me si: se non fosse morto prematuramente, Buckley sarebbe stato orgoglioso di questo ragazzo italiano che, dopo avere assorbito quelle sonorità, le ripropone in una veste da nuovo millennio, forse meno rivoluzionaria di quegli anni ’90 immersi nell’esperienza grunge, ma più contemporanea e pop. Sotto lo pseudonimo di The Niro, Davide Combusti prende una chitarra acustica, la suona con passione, ci mette sopra una voce che, oltre ai già citati Buckley e Drake, non può non evocare alcune atmosfere malinconiche alla Radiohead. Il punto di forza dei pezzi di An Ordinary Man, primo EP del cantautore romano, è quello di essere emotivi e di impatto immediato. Ha guadagnato una certa popolarità fuori dal nostro paese: alcuni concerti a New York, l’apertura di eventi importanti come quello dei Deep Purple. The Niro si posiziona in una neo-wave di pop cantautoriale italiano sviluppata negli ultimi anni che viene da “sottoterra” o da myspace, di cui fa parte anche Moltheni, da non trascurare, anzi da seguire con attenzione. Interessante.
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Elio e Le Storie Tese hanno vinto il Festival di Sanremo, per due volte. La prima quando parteciparono con La terra dei cachi; la seconda quest’anno, al Dopofestival, senza aver presentato una canzone in gara, ma grazie alla rivisitazione geniale, acuta, divertente, dei pezzi in gara. Indimenticabile quella della canzone di Minghi. Esilarante il remake del pezzo di Anna Tatangelo, scritto da Gigi D’Alessio con alcune “licenze poetiche” degne di un saltimbanco della grammatica italiana. In questo quadro, il nuovo album, Studentessi, non fa altro che confermare, oltre che la qualità dei musicisti, la creatività di un gruppo che innova continuamente, senza mai tradire se stesso. Ospiti d’eccezione, come Giorgia, Irene Grandi, Baglioni, stanno al gioco provocatorio e demenziale degli EeLST: il riferimento al rock progressivo da una parte e a Frank Zappa dall’altra è sempre evidente. I testi fanno riferimento continuo ai luoghi comuni contemporanei,al mondo dello spettacolo,alla musica italiana dissacrando molti tabù. Alcuni dei temi toccati: le discussioni familiari sulle vacanze estive, una gara tra black metal e death metal, un pezzo anti-bonghista e ambientalista su Milano. Aleggia in tutto il disco la presenza dell’ Architetto Mangoni, uomo assurto a mito. Rocco Tanica ci regala un momento legato ai giovani di Maria De Filippi destinato a rimanere negli annali della comicità. Sono dei geni.
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3:37 PM
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copio spudoratamente da elio, ma è troppo divertente.
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tutti dicono che sanremo è lo specchio dell'italia.
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2:41 PM
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obama si fa fare i pantaloni a pianezza, vicino a torino.
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3:41 PM
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per parlare degli spettacoli di ronconi si può ormai usare un'unica frase:
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ferrara è un ciccione di merda. è un bombolone ripieno di lardo e spocchia. orribile visu.
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questo post è comprensibile solo per chi conosce lorenz ed enrica.
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