23.8.08

parentesi necessaria: eddie vedder live@salle wilfried-pelletier, montreal, qc

nonostante non ascolti più molto i pearl jam (ho smesso di comprare i loro dischi dopo yield, 1998), nonostante into the wild non mi sia particolarmente piaciuto, nonostante tutto, l’idea di andare a vedere eddie vedder solo con chitarra in un teatro mi mette una certa agitazione emotiva, o meglio “emozione”.

l’idea di vedere ev dal vivo mi fa ripiombare indietro nel tempo di circa 8 anni, al 22 giugno 2000, quando vidi i pearl jam dal vivo a milano, al forum di assago .no code tour. il giorno dopo, il 23 giugno 2000, alle 9 di mattina, mi laureavo.

ho conosciuto i pearl jam tardi, nel 93-94. più complessi, meno diretti, meno punk (non nell’attitudine) dei nirvana. meno metal, meno popolari degli alice in chains o dei soundgarden. più vicini a un blues sporco, a un rock ‘n roll ruvido. tutti questi gruppi erano grunge, secondo alcuni. in realtà erano molto diversi tra loro. kurt cobain è morto, layne stayley è morto, chris cornell fa il fotomodello con gli audioslave, quindi è morto anche lui. eddie vedder sopravvive. come i pearl jam. sono diventati un mito, ma non stanno facendo la fine degli u2, cosa non facile quando sei un’icona generazionale.

i pearl jam fanno uscire i dischi in semi-sordina. non fanno video e quindi non vanno su mtv. non fanno pubblicità. fanno ancora molti concerti, quando gli va. sono impegnati in mille battaglie civili, non fuffa come gli u2.

ev, ormai ultraquarantenne, si lancia nell’esperienza solista con un certo successo, soprattutto nelle colonne sonore. prima dead man walking, poi con into the wild, cementa un rapporto di amicizia con sean penn. con into the wild tira fuori un pezzo, guaranteed, che vince il golden globe come miglior pezzo per colonna sonora.

ma il punto non è questo.

il punto è che vado a vedere ev dal vivo. in un teatro. a montreal. suona da solo. sono emozionato, cazzo.

all’ingresso mi fanno lasciare la macchina fotografica, porca miseria ci tenevo a strappare qualche foto. invece nulla. vabbè, penso, non sono solo io, l’avranno levata a tutti.

la salle wilfried-pelletier a place des arts è enorme, e piano piano, si riempie. diciamo, 2000 posti. io sono seduto benissimo. centrale. in quindicesima fila. sono vicinissimo.

la serata è aperta da tale liam finn, cantautore ventiquattrenne neozelandese lanciato (e prodotto) da ev. non lo conosco, ma sin dall’inizio si capisce che è uno forte. da solo, una ragazza che canta con lui, suona tutti gli strumenti, looppandoli live. energetico, divertente, coinvolgente. piace molto a me e anche al resto del pubblico. il cd esaurisce.

alle 21.30 le luci del teatro si abbassano e si sente una versione acustica di un pezzo che non riconosco. il sipario si apre, entra ev, il teatro in delirio, e i flash non smettono di illuminare la sala. bastardi, ma solo a me hanno tenuto la macchina fotografica?

c’è una scenografia: un fondale dipinto con rappresentata una strada e delle case; una piccola ricostruzione di una camera, in cui ci sono gli strumenti, cose da bere, ecc.

ev saluta e attacca l’acustica. una voce così ce l’hanno in pochi. per la qualità che ha e per quello che rappresenta e ha rappresentato all’inizio degli anni 90, dai temple of the dog ai pearl jam. suona chitarra, mandolino, chitarrine di vario genere. canta i pezzi di into the wild. canta dead man walking. regala qualche perla dei pearl jam (wishlist, un accenno di rearviewmirror, nothingman,...).

l’impressione è che cerchi molto il rapporto con il pubblico. parla molto. fa battute su stone gossard e mike mcready. su wishlist un tizio in quarta fila sta in piedi tutto il tempo e guida il coro del teatro. alla fine del pezzo lui lo invita sul palco a bere una birra con lui. è una via di mezzo tra l’imbarazzato e il divertito.

dopo guaranteed si sente chiaramente, nel silenzio un tizio che gli urla in italiano:”ma ti rendi conto di che voce hai?” e lui, dal palco, sonoramente, in italiano: “vaffanculo!”. l’italiano non disdegna mai di fare lo spettacolino. ma ev capisce l’italiano e gli risponde per le rime. geniale.

suona anche con liam finn. lo spettacolo è emozionante, anche se lui è strano. si divide tra un’immagine ruvida, in cui sputa per terra mentre canta, si muove isterico anche da seduto; a una accondiscendente, non voglio dire ruffiana, nei confronti del pubblico. come se cercasse una conferma. che peraltro ha, potentissima.

lo show si chiude dopo due ore, quasi tre, di musica eccellente, con il pezzo hard sun. quasi tre ore in cui lui, da solo, tiene in mano la scena con un fascino impressionante, a parte la mia piccola nota di cui sopra che mi ha un po’ colpito.

da buon fan, alla fine dello spettacolo, recupero la macchina fotografica e mi piazzo, insieme ad altri 50, all’uscita degli artisti per catturare almeno un’immagine di ev. aspetto oltre un’ora.

nel frattempo, a montreal nord scattano degli scontri perchè la polizia ha ucciso un ragazzo di 17 anni non si sa bene per quale motivo. come nelle banlieu parigine, inizia la rappresaglia della periferia, e i giovani mettono a ferro e fuoco un pezzo di città.

siamo rimasti in 10 ad aspettare ev, quando ci dicono che lui e liam finn sono usciti da un’altra porta.
non so se lo rivedrò mai più. è stata una serata piuttosto forte per me.

ps. non si trovano nè immagini nè video del live solo di eddie vedder. anche i vecchi video, su youtube, sono impossibili da inserire perchè bloccati da sonybmg. se volete vedere qualcosa, su facebook, nella pagina di eddie vedder, ci sono un po’ di bei video.


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la versione di massimo - montreal, quebec

ci siamo persi la cerimonia di apertura delle olimpiadi. e questa è la prima notizia sul nostro arrivo a montreal.

con un volo air canada comprato da un giorno all’altro, sbarchiamo al trudeau airport dove c’è un clima temperato.

ebbene sì, devo parlare di 4 giorni abbondanti a montreal, quindi mettetevi l’anima in pace, se vi va di leggere questo post, perchè sarà lungo, e non può essere altrimenti.

carichi dei nostri bagagli, cerchiamo, come i barboni, di sbirciare notizie dai giornali del giorno prima o da servizi sui plasma dell’aeroporto sulle prime battute di pechino 2008.

nel frattempo arriviamo con un bus alla stazione berri UQUAM, nei pressi dell’università, e ci incamminiamo verso la residenza studentesca dove abbiamo prenotato una DOPPIA con letti SEPARATI per qualche giorno.

per la strada, edino, novello tiresia (anche per la reale cecità da cui è affetto), si butta nella sua prima profezia (ce ne sarà un’altra, straordinaria): “oh, il tempo è buono, secondo me abbiamo culo, non piove...”. dopo circa 3 minuti, una nuvola inquietantemente nera ricopre il cielo di montreal. una goccia, due, un inferno di acqua. ci ripariamo sotto un cornicione e osserviamo le reazioni dei quebecchesi alla pioggia. ma non una pioggerellina così, tanto per fare, un diluvio possente.

un tizio con la spesa e i sacchetti pieni di cibo e carta igienica, cammina, in maniche corte e all star, tranquillo, come se facesse una passeggiata sotto il sole. fradicio, lui e la carta igienica. io e edino ci guardiamo. un biciclista pedala indifferente, in pantaloncini e maglietta bianca. soprannominato mister maglietta bagnata. un tizio in scooter, sandali, bermuda e camicia hawaiana, si ferma giustamente al semaforo rosso, come se fosse una limpida giornata primaverile. al verde, riparte. tutto normale, se non fosse che vengono giù alcune tonnellate di acqua.

i quebecchesi non soffrono la pioggia. sanno che durerà poco. è gente abituata ai tempi duri, alla povertà, alla rigidità climatica (si va fino a –25° in inverno). ci sono già stato a montreal, per lavoro, ma mi rendo conto che non avevo visto quasi nulla, sarà perchè lavoravo, sarà perchè faceva un freddo insostenibile; questa volta ne vedo le sfumature.

montreal è un casino di realtà cultural-sociali: i canadesi che parlano solo francese e non capiscono l’inglese, quelli che parlano entrambi, quelli che parlano solo inglese, più una notevole quantità di immigrati che hanno cambiato la faccia di buona parte della città (la petite italie ha circa 20.000 italiani). disagio sociale ce n’è, soprattutto nelle periferie nord, ma in generale sembra una città florida.

due stronzi ci accolgono al nostro ostello. il letto è così striminzito e non separato che prendiamo due stanze. alla fine ci troviamo bene e paghiamo oggettivamente poco.

montreal è straordinaria.

i teatri di place des arts, lo stordimento di rue sainte catherine, la nightlife alternativa di rue saint denis e rue saint laurent, il fighettame di mont royale, il turismo e le gallerie d’arte della città vecchia, il rilassamento al porto vecchio, il delirio commerciale della città sotterranea.

è una città piccola, un incrocio così riuscito tra europa e stati uniti che arriva all’obiettivo di prendere il meglio delle due culture. senza dimenticare che il quebec, e in particolare montreal, hanno una vivacità culturale impressionante: sono i primi a utilizzare le nuove tecnologie nel teatro (robert lepage e non solo), hanno reinventato il circo (cirque du soleil, cirque eloize, ecc.), hanno alcuni dei gruppi musicali più interessanti del momento (arcade fire, ecc.), sono avanti come pochi al mondo nella danza (marie chouinard, e mille altri...), e non dimentichiamo le icone pop (celine dion, simple plan, nickelback, avril lavigne...). proprio come in italia....

un posto dove vivere. domani. se non fosse per il clima che uccide.

ma i quebecchesi contemporanei sono figli e nipoti di generazioni di gente che dall’europa rimase abbandonata in questi spazi meravigliosi e gelidi: i ricchi ritornavano nella loro francia, i poveri rimanevano qui. gente con le palle. gente che ha voglia di divertirsi, di bere, piena di ironia.

ed è proprio in questo contesto che finiamo a un party discotecaro anni 80 in zona mont royal. fuori ci sono 17 gradi, per loro fa un caldo porco. in tutta la giornata il tempo è cambiato 16 volte. mi sono tolto e messo il maglione altrettante volte. caldo porco-freddo della madonna. continuamente.

comunque, per loro è estate, quindi, per evitare il “caldo” nel locale sparano aria condizionata a temperatura glaciale. si balla e si suda, ma il sudore diventa immediatamente una patina ghiacciata sul corpo. broncopolmonite in agguato.

in ogni caso, si balla. con musica anni 80. la gente impazzisce. letteralmente. ballano come matti su nina hagen e van halen, i primi depeche mode e i kiss, i love rock ‘n roll e i new order. sono così esaltati che ci viene qualche dubbio...soprattutto quando mettono gli ac/dc e la isla bonita di madonna (dopo like a virgin e holyday).

comunque, la serata è buona. edino si diverte molto, balla come un esibizionista, ma io gli tengo botta volando su un palco che funge da cubo. le donne e gli uomini quebecchesi bevono. e farebbero bene a bere di meno, dato che il peso medio, rispetto ad halifax, si alza di qualche decina di kg. ormai la media si aggira sui 150. enormi. gigantesche. tutte. e molto spesso, mi spiace dirlo, dei rafani. ma proprio brutte brutte.

la mattina dopo, colgo su un giornale la notizia che eddie vedder suona, solo, in un teatro a place des arts. volo a comprare il biglietto. che città meravigliosa.

ma qui c’è bisogno di una parentesi imprevista.

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22.8.08

la versione di massimo - l'arrivo e halifax

dopo un viaggio colorato da un'insalata condita con un gel all'olio e basilico e un terribile film con christina ricci con la faccia da maiale, la porta del canada per noi è halifax, come per quelli del titanic, che affondò al largo del mare del labrador e i resti del quale furono portati ad halifax. speravano di arrivare a new york, ma arrivarono solo ad halifax, in una nave fantasma.

nel nostro mondo dei sogni dovremmo partire da halifax, ns, con la macchina, e arrivare a montreal, qc. sono 1.200 km attraverso nova scotia, new brunswick e quebec.

halifax ci accoglie con un grigiore umido e piovoso che fa onore al nome di “nova scotia”. tempo da highlander.

ci mettiamo un giorno e mezzo per capire che fa cagare. ma alla fine il giudizio è inequivocabile.

ricorda una città del nord dell’inghilterra: industriale, con qualche rimasuglio vittoriano colonico.

sì, si mangiano le aragoste, ma sono quelle aragostacce atlantiche che non sanno di niente, se non d’acqua.

la cosa più interessante è che ci sono i resti del titanic. un po’ macabra come cosa, ma intrigante. se ci fossero anche dei pezzi di di caprio e kate winslet, un braccio, il fegato, andremmo alla mostra, ma alla fine decidiamo che celine dion, quebecchese, ci basta per ricordare il titanic.

dormiamo in un b&b molto inglese. abbiamo chiesto letti separati, ma sicuramente ci hanno preso per froci.
edo sperimenta i vari set di tappi per le orecchie che si è portato, conoscendo la mia potenza sonora notturna: due paia in spugna, di quelli classici, un paio più leggero, stile quelli degli aerei, e poi quelli di cera, i più sicuri, ma anche i più fastidiosi. gli consiglio vivamente quelli di cera.

il porto vecchio è vecchio, effettivamente. ci mangiamo un panino all’aragosta e un hamburger, e dal giorno dopo per tutto il resto del viaggio, il centro delle nostre conversazioni delle prime due ore della giornata sarà la situazione intestinale: quando cagare, dove, con che tecnica, come stai di stomaco, in che modo fare colazione per favorire la naturale regolarità come la marcuzzi. io sono stato di merda (letteralmente) per 4 giorni. a livello di antibiotico. altro che activia, aragosta del mare della nova scotia. molto efficace per gli stitici.

la sensazione di finis terrae è pesante. sembra di essere ai confini del mondo. poca gente in giro, molti punk reietti, come i pirati.

ci devono essere stati i pirati da queste parti, ma non capiamo dove, quando e perchè. però da tutte le parti ci sono bandiere, insegne, ecc. la loro ombra aleggia. un popolo di pirati.

pirati, navi fantasma, punk, grunge. l’atmosfera comincia a piacermi.

c’è la festa degli artisti di strada, e qualcuno non è male. il giudizio su halifax in quanto città non cambia, ma le persone incuriosiscono.

sembra di essere in un film di gus van sant. moltissimi giovani, molto grunge. un paio di artisti di strada non sono neanche male, ma io ho la pdc. e quelli che mangiano il fuoco mi fanno venire da vomitare, nonostante siano bravi e inglesi.

seattle potrebbe essere così. o poteva essere così nei primi anni 90. l’atmosfera è quella di last days, i giovani quelli di paranoid park.

nonostante l’aspetto esteriore terribile, in questa città, nei mesi invernali, quando il vento del labrador soffia forte e il termometro scende a –40°, probabilmente si riuniscono delle comunità sotterranee, invisibili all’occhio del turista che rimane per 2 giorni. non ci sono negozi di dischi, però, e questo è strano in un luogo così.

nel parco centrale si ritrovano i giovani per giocare a calcio e a baseball. che intruglio americano/europeo! c’è un parco per skaters, come in paranoid park appunto. portland non deve essere molto diversa da qui. i ragazzini vanno in skate e hanno una chitarra acustica collegata a una cassa marshall distrutta. suonano i nirvana...e cantano, con molte bottiglie di birra locale aperte.

è una città nordamericana. una versione brutta di boston. le tracce degli inglesi sono molto visibili.

la cittadella è piccola: quando vediamo dei tizi vestiti in costume ottocentesco e il prezzo di ingresso, decidiamo che ci basta vederla da fuori.

ci suona elton john, a ottobre. poi avril lavigne, e lenny kravitz. che strana cosa. una città minuscola, bruttina, ai confini del mondo, con star internazionali. è come se, che ne so, venissero a suonare a grosseto i radiohead. strano.

la città è bruttina, dicevo. e le donne pure. cominciamo ad avere dei dubbi sull’alimentazione, dato che il peso medio femminile è di un centinaio di kg.

mentre ci interroghiamo su halifax e sul ruolo degli inglesi e degli americani, sui probblemi dei ggiovani di halifax, sulla noia, e sull’underground, sulle aragoste e le situazioni intestinali, fellini e il cinema di gus van sant, ci rendiamo conto che dobbiamo affittare la macchina, e, come schiantandoci su un muro, scopriamo che TUTTO IL MONDO è venuto ad halifax a prendere una macchina da tutte le agenzie più grandi. poi anche quelle più piccole. il mondo è andato in tutta la cazzo di nova scotia ad affittare una macchina. impossibile trovarne una prima del 16 agosto. in tutto il new brunswick, pure. altro che fins terrae. il mondo viene qui per affittare macchine.

piano b: inesistente.

corriamo ai ripari. abbiamo un volo montreal-halifax il 19 agosto. compriamo un altro volo e andiamo subito a montreal. riusciamo a prenotare una macchina.

cambia la prospettiva del viaggio. da montreal andremo verso nord, dentro il quebec. va bene lo stesso. certo, il volo è un po’ extrabudget, ma halifax può bastare per 1 giorno e mezzo...

le olimpiadi non sono ancora ancora cominciate.

voto alla città in sè: 4; voto all’atmosfera e ai cittadini: 7.

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20.8.08

la versione di massimo - premesse


lo dico subito, nel modo piu' spudorato possibile, per cercare di evitare coloro che mi accuseranno di essere presuntuoso, eccessivo, elitario. il titolo di questo post e di quelli che seguiranno nel racconto del viaggio in canada, COPIA il titolo di un romanzo tra i piu' belli letti nell'ultimo periodo che e' la versione di barney di mordecai richler, autore anglofono di montreal, quindi del quebec, pluripremiato e scomparso nel 2001.

questo NON significa che io voglia copiare anche il contenuto del romanzo che, tra l'altro, non c'entra nulla con questi post. se quella e' la versione della vita di barney panofsky, ebreo, anglofono, quebecchese, vista da lui stesso (una vita eccessiva, appassionata, alcolica, artistica), quindi e' una sorta di autobiografia, i miei post sono invece un racconto conciso di 14 giorni di canada, o meglio, di quebec.

il titolo viene fuori per alcuni motivi: il primo e' che mi piace; il secondo, e' che e' la mia versione dei 14 giorni in canada (ci sara' anche una versione di edo); il terzo e' che si tratta di un autore di montreal, che parla di quebec nel libro, che esprime molto del carattere allegro, leggero e contemporaneamente drammatico, ironico anche nella tragedia (vedete anche le invasioni barbariche, non la roba della bignardi, il film di arcand...si capisce bene cosa voglio dire; cerchero' di renderlo comunque piu' chiaro nei post successivi) dei suoi abitanti; il quarto e' che ho cercato in diverse librerie il suo saggio satirico/polemico oh montreal! oh quebec! ma non c'e' stato verso di trovarlo. censura francofila?

questa e' la prima premessa.

la seconda premessa e' che si tratta di un resoconto parziale, a memoria, dei giorni quebecchesi, e i post si dividono in "capitoli": il primo e' l'arrivo e halifax, nova scotia, il secondo e' montreal, quebec, il terzo e' un po' di quebec.

la terza premessa e' che parlero' del mio compare di viaggio, il mio amico edino (ci conosciamo da 18 anni, siamo vecchi, ma in fondo ancora mangiamo mezza banana col pane per risparmiare), senza il suo permesso. spero che non se la prenda troppo. sono disposto a censurare delle parti, se me lo chiedera', ma solo lui.

fine delle premesse.

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12.8.08

velocissimo

si potrebbero definire questi primi giorni di canada come: caldo porco-freddo della madonna.
cioe', sbalzi di temperature micidiali.
solo un breve post per dire che credo che rimarro' qui, e i miei post li scrivero' da qui.
ho deciso di mollare tutto e cambiare vita: vengo a fare il pizzettaro a montreal. sottoterra. oppure il pescatore di salmoni.
la fusione perfetta tra europa e usa. a parte il clima di merda.
ma narrero' di piu' nelle prossime puntate.
viva mordecai richler!


31.7.08

io sono un barbaro

mi spiace, anzi non mi spiace per baricco, ma io sono un barbaro.


mi piacciono le sequenze di esperienze, i sistemi passanti, i non-luoghi. mi piace fare molte esperienze veloci, faccio surf nella rete, con un ciambellone di gomma intorno ai miei immensi fianchi per cercare di non annegare quando finisco in mare.


ogni tanto però, non surfo ma mi immergo. sto un po' in superficie, ma poi vado giù. che tipo di barbaro sono?

entro nei villaggi periferici dell'impero vestito come attila il flagello di dio, ma non distruggo. trasformo.

A come atrocità, doppia T come terremoto e tragedia, I come ira di dio, L come lago di sangue, A come adesso vengo e ti spezzo le corna.


respiro con le branchie di google, ma neanche tanto bene. ogni tanto esco dall'acqua per prendere aria. ma boccheggio e mi rituffo. non so manco nuotare benissimo, e non ho ancora capito se sono mammifero o pesce. forse sono anfibio.

in una cosa ha ragione baricco. tutti siamo soggetti ad una mutazione culturale.

però la mutazione può prendere una strada negativa o una positiva. come nei film "barbari" americani o nei fumetti. ci sono i mutanti buoni e i mutanti cattivi. ci sono gli xmen buoni e quelli cattivi. quali sono quelli buoni e quelli cattivi? come si distinguono? ci sarebbero da scrivere libri, ma tranquilli, tutto è molto più complicato di quello che sembra. megatron dei transformers è cattivo, bumblebee è buono. woverine è buono o cattivo? più buono che cattivo. e magneto è cattivissimo. è cattivissimo perchè schiavo del suo potere.

così, genericamente si potrebbe dire che i mutanti cattivi sono quelli che non dominano con la propria formazione "civilizzata" (in antitesi alla "barbarie", che brutte parole...) la mutazione. ma barbari cattivi sono anche quelli che non accettano la mutazione, per rimanere "civilizzati puri". insomma, è tutto un gran pasticcio.

non leggete il libro di baricco. è snob, arroccato in una posizione anziana. osserva i barbari con superbia, da intellettuale di sinistra che ha distrutto la sinistra, lui sì, come un barbaro. la sinistra si deve "imbarbarire" per sopravvivere. quanto mi fa schifo questa definizione, "barbarie". non è giusta, è arrogante.

civiltà vs. barbarie era quella dei conquistadores spagnoli che convertivano i "barbari" indios sudamericani nel xvi secolo? o i colonizzatori inglesi, "civilizzati", che inserivano il concetto di proprietà privata in africa, tra i "barbari" masai?

è vero ci stiamo trasformando. surfiamo e non approfondiamo. preferiamo l'esperienza multiforme e superficiale alla fatica calvinista della ricerca. ma è anche vero che le due cose si possono combinare. e se si combinano, il risultato non è quello che ci si "imbarbarisce",. ma si muta, e si diventa più "civilizzati". ricercare surfando.
la sinistra deve mutare e mutarsi, sennò che sinistra è? una sinistra mutante, ci vuole. che domini il cambiamento con le armi della cultura. ma che lo usi. una sinistra che respiri con le branchie di google, per dirla alla baricco.

vabbè, ne ridiscuteremo.

intanto, fatevi un'esperienza barbara. il caldo squaglia. uscite. prendete la macchina e ficcatevi in un megacentro commerciale. un sistema passante, con 220 negozi e possibilmente un cinema. girate, freschi di aria condizionata. fate shopping. mangiate da macdonald's, oppure da anema e cozze, e poi infilatevi nel cinema e vedetevi il cavaliere oscuro, il nuovo batman. ottimo film. altro che i fumettoni di tim burton dei primi due batman (non considero gli altri, perchè polpettoni "barbari" senza storia). qui siamo nell'iperrealismo, con innesti di fumetto. bene e male si confondono, gotham city è un incrocio di metropoli all'americana, buia e violenta, joker non è lo scanzonato nicholson del primo batman, ma un pazzo psicopatico vero, interpretato da un ottimo heath ledger, morto suicida durante le riprese. sarà lo spirito del joker?

crudo, violento, ambiguo, il film di christopher nolan è riuscito a riportare batman al contemporaneo. niente lazzi, solo cinema vero e un antieroe.

non leggete il libro di baricco.

21.7.08

un anno di misurazioni

il 20 luglio 2007 ho iscritto il blog a google analytics. così, per giocare.

è passato un anno, ed è tempo di bilanci.

in un anno:

- 15.260 pagine visualizzate

- 5.229 visitatori unici assoluti da 55 paesi

- in italia la gara dei contatti la vince roma, al secondo posto milano, al terzo torino (molto distaccata dalle prime due), poi a seguire bresso, firenze, napoli e bologna.

- all'estero vincono gli stati uniti, poi la jamaica, la svizzera, il regno unito e la francia.

- dopo la homepage, le pagine più visualizzate sono: le tette di hermione e l'ordine della fenice, una lingua underground, simpsonizzatevi, turisti a caso - isole greche;

non come siano come risultati, ma per spiegarvi quest'ultimo punto, vi elenco alcune delle parole o delle combinazioni di parole attraverso le quali, usando i motori di ricerca, qualcuno ha aperto una pagina del blog, trascurando quelle classiche tipo 2morrowland oppure i nomi precisi dei titoli dei post:

- tette di adolescenti
- tette di quattordicenni
- tette nei film
- gergo romano
- espressioni milanesi
- hermione tette
- tette di bambine
- atene agosto
- carfagna gnocca
- carfagna pompino
- simpson tette
- luca gandin (mado', ma che fine ha fatto..?)
- hermione che tette
- sandro leccacorvi (sandro dove sei???)
- invertire le parole (m'hanno fatto ttobru...)
- pompinone (ma bello gigante!)
- saviano fidanzata
- anche gli alieni sbagliano
- cobra sputatore
- manta velenosa
- obama pantaloni
- porno di hermione (minchia la perversione...)
- i pompini della carfagna
- bambini puoveri (grande...)
- fantozzi tette (??)
- obama pianezza
- pilipella
- se famo du spaghi
- tette di una negra (inizia la sezione tette)
- tette di una quattordicenne
- tette femminili
- tette fuggenti (come l'attimo...)
- tette porno
- tette sophie marceau
- tettone di bambine
- ttobru (bella zio)
- virginia casta
- zibri
- del piero incularella (no, il capitano no)
- il divo "significato caselli lacca" (interessante...)
- macello carne umana (minchia ma chi sei?)
- mele sode donna
- paolo piccardo (re delle notti torinesi)
- stavo a cacà
- ano
- antonella clerici con cazzo in mano (questa non è male....)
- asciugare di brutto
- azouz figo
- baccanali streghe torino
- berlusconi scroto carfagna
- bona melandri
- bounty killart
- bummata cilum
- c'è gnocca e gnocca (eh, certo...)
- calcolatrice che fa i rutti (cioè?)
- carfagna foto ano
- caricature di suore
- cazzi nella fregna
- cazzo elio
- chacarron maccaron testo (sei un pazzo)
- chiavare sul cofano
- cocaina in islanda
- come resistere a un pompino (disperato...)
- come sarebbe scoparsi laura pausini ( me lo chiedo anche io...)
- d'alema merda (politico)
- data di nascita mago silvan (non ci dormo la notte per saperlo)
- film con tette nei tempi (un film storico sulle tette)
- film sulla pubertà femminile (medico)
- forza gnocca (incitazione o partito?)
- foto della fregna della carfagna
- frac in pelle (lo voglio anche io)
- giocare a biliardo dentro una figa (interessante operazione)
- insensatezza del male (filosofo)
- le tette di una casalinga in calore (porno)
- le tette più grandi della svizzera
- merde radical chic (fascio)
- messaggio sociopolitico parco sempione (intellettuale)
- orge perugia (peso)
- pompini a londra (inizio sezione pompini)
- pompini a silvio
- pompini a torino
- pompino ad atene
- pompino di cristina aguilera
- scavallare paiura
- scopato la cubista
- scopato segretaria
- simpson cazzi di fuori (e questo?)
- simpson chiavata
- teoria dei club (economista)
- tiziano ferro raffaella pompini (geniale)

insomma, chi va sui motori di ricerca è pazzo. o è molto solo. o forse le due cose vanno insieme.

17.7.08

sigur ros live@cavea dell'auditorium, roma

qualche anno fa i sigur ros suonarono alla cavea dell'auditorium e il biglietto costava 16 euro. questa volta ne costa 60.

questo dà la misura di quanto sia cresciuta la popolarità di questo gruppo di alieni islandesi, che dopo il tour mondiale fatto per lo scorso album, fecero un tour in islanda nelle casette, all'aperto, nelle sale di incontro dei villaggi islandesi di non più di 1000 abitanti, quando si parla di metropoli. ne uscì un dvd, ma ne ho già parlato.

se i radiohead sono i migliori in circolazione, i sigur ros, secondo me, sono al secondo posto.

si presentano al pubblico romano vestiti come dei matti, e già questo mi ha un po' stupito. ma come, loro, così sobri, così semplici, così naturali, si conciano uno con una corona in testa, l'altro con un vestito degno di michael jackson quando ancora i pezzi di corpo gli stavano tutti attaccati?

invece poi ho capito. il concerto è diventato anche uno show. di luci, di colori, di costumi. i ragazzi sprovveduti e alieni che avevo visto sono maturati, e portano un concerto complesso, molto arrangiato, pieno di effetti straordinari.

i 4 si presentano subito con agaetis birnun, tanto così per farci piangere 6 minuti. poi arrivano le mitiche amina, che però non sono vestite da quartetto d'archi alternativo come l'altra volta, ma sono vestite come 4 bambine, con vestiti colorati e sbarazzini. il concerto prosegue, pezzi coinvolgenti come glosoli fanno accapponare la pelle, e poi spunta la banda! una banda di fiati, anche questi conciati come i drughi di arancia meccanica.

c'è molto kubrik nell'impianto scenico dello show. c'è molta emozione nei pezzi dei sigur ros, che tra chitarre suonate con l'arco, percusioni, suoni, archi, trombe e tromboni, sono diventati veri e propri compositori. dai momenti più toccanti, fino alla evoluzione che li porta, con questo ultimo disco, che presentano nel concerto, a distaccarsi sempre più dai loro suoni classici e alieni, per inserirsi nella linea indie rock in maniera molto personale e originale. momenti alla animal collective, per terminare con il crescendo alla mogwai in cui i nostri, peraltro polistrumentisti, tutti suonano tutto, compreso lo xilophono, si lasciano andare quasi al noise...

un'esperienza. anche l'altra volta lo fu, ma solo musicale. questa volta, la musica è accompagnata da un insieme colorato che tocca i sensi e fa avvicinare di più, se è possibile, alla sensibilità artistica di questi 4 folletti del nord, che ci raccontano storie, come i bambini, in una lingua sconosciuta, che sa di acqua, aria, terra e fuoco.


16.7.08

cronache avignonesi

il festival di avignone è, forse, il più famoso e interessante festival di teatro d'europa.


è la mia seconda volta qui, ed è molto diversa dalla prima.

la prima volta ero più piccolo, più sprovveduto, più spaesato. stavolta no.

avignone è una città che ricorda i borghi medievali toscani o umbri. un mese all'anno si trasforma in un giga "mercato" del teatro europeo: una cinquantina solo gli spettacoli del festival ufficiale; incalcolabili (forse 1000) quelli del festival off. ma il centro di tutto è il festival ufficiale.

i due giovani direttori che gestiscono il festival, oltre a immaginare la programmazione del festival, investono ogni anno su un artista (o due) come "artiste associè": dopo ostermeier, jan fabhre e molti altri, questa è la volta dell'italiano romeo castellucci, fondatore e inventore della societas raffaello sanzio di cesena, pressochè sconosciuto in italia, se non dagli addetti ai lavori e un gruppo di fans alternativi, una specie di star hollywoodiana ad avignone e in europa, nonché nel mondo. e ho detto tutto sull'arretratezza del teatro in italia.

quello che è formidabile del festival di avignone è, oltre alla programmazione, l'atmosfera da gran bazar culturale che nell'intera città si respira: un forum continuo, incontri di operatori e artisti, pubblico di ogni genere, dai vip, agli alto borghesi, ai giovani, ai punk del teatro, fino agli artisti di strada, numerosissimi, che contribuiscono in maniera importante all'atmosfera di cui parlavo. e tutti pagano il biglietto. non c'é la caccia all'omaggio, tutti parlano ovunque di teatro e trovare i posti per un qualunque spettacolo è impresa difficilissima. tantissimi gli stakanovisti che si piazzano in coda ore e ore prima degli spettacoli. neanche a broadway o nel west end londinese ho visto una cosa del genere.

donne e uomini, insegnanti, dentisti, giornalisti, avvocati, impiegati di banca; per un mese si concentrano solo sulla cultura e sul teatro. un mondo dei sogni; per un italiano abituato a vedere le file a teatro per christian de sica o io ballo con garrison. qui, le code interminabili sono per il nuovo lavoro di thomas ostermeier, di heiner goebbels, di daniel jeanneteau, di ricardo bartis, johann le guillerm, jan fabhre e romeo castellucci o joel pommerat, registi, attori e creatori che in italia sono sconosciuti e, se vengono in visita, sono seguiti da un gruppetto di personaggi imbarazzanti della cultura italiana, finti alternativi, finti guru. ad avignone (ma in tutta europa) sono un fenomeno di massa, cosi come molto spettacolo dal vivo, in italia relegato a cenerentola della cultura (quale?).

spettacoli visti fino ad ora, in sintesi estrema:

cirque ici - secret: johann le guillerm è il nuovo fenomeno del circo internazionale (come moira orfei...). demiurgo e creatore di oggetti, è un funambolo, giocoliere, clown. con il suo aspetto inquitante, gira nel chapiteau inventando immagini deliranti con una frusta, quattro secchi; una katana, e altri oggetti sorprendenti, creati da lui, sculture utilizzate per giochi di impatto fortissimo, in un'atmosfera che lo fa assomigliare a uno stregone, al gobbo di notre dame, uno sciamano che, a un certo punto "evoca" una (vera) tromba d'aria al centro dell'azione scenica, per poi riprodurla con una scultura in legno che li per li costruisce con assi di legno. un geniale manipolatore di spazio, materia, oggetti e corpo...strepitoso.

societas raffaello sanzio - divina commedia: non ho visto l'inferno, purtroppo. la rs é il fenomeno più sconvolgente degli ultimi 15 anni di teatro italiano. nel senso che il mondo teatrale italiano li ignora come se non esistessero, il mondo li adula. possono piacere o no, non possono essere trascurati. l'operazione dc è, a detta di castellucci, una missione impossibile. in effetti...il purgatorio prende spunto dal fatto che è la cantica più vicina al mondo terrestre (c'è unità di tempo), è un momento di passaggio tra l'esistere e il non-esistere, tra la presenza e la dissoluzione in puro spirito. da qui, un'ora di iperrealismo banale, quasi noioso, con una scenografia minuziosamente rappresentante una casa altoborghese (da opera lirica, con una pedana che alza completamente la prima scena). in questa banalità, con personaggi vuoti e soli, si consuma a un certo punto una violenza inaccettabile, terribile, inascoltabile (un gruppo di spettatori se ne sono andati urlando) e da quel momento parte un delirio onirico in cui si mescolano david lynch (come sempre) e van gogh, la follia, il sogno, la confusione, la trasfigurazione dei corpi. io non sono un fan sfegatato della rs, ma lo spettacolo è sconvolgente, ed è innnegabile che abbiamo a che fare con un genio (malato di mente? forse, ma chi se ne fotte). tutto questo confermato da il paradiso, installazione nell' église des celestins: si entra 3 per volta e da un piccolo buco si osserva la "gloria di dio", acqua, colori bianchi e azzurri, gloria e catastrofe, dice castellucci, con un pianoforte rovinato in mezzo all'acqua, e una bandiera nera che sventola. dio e il male. dio è il male?

heiner goebbels - stifter dinge: composotore e regista, inventa un concerto per cinque pianoforti senza pianisti. una macchina elettronica costruita come una foresta, con tubi tastiere, piatti, alberi, che suona in autonomia. la macchina si muove sull'acqua, cambia colore, unisce suoni e parole. visionario, geniale, ma per me freddo e poco coinvolgente.

daniel jeanneteau - testi di august stramm: ottima recitazione, belle luci, bella scena, spettacolo noiosissimo.

jan fabre - another sleepy dusty delta day: culto della danza mondiale, immagina un solo per la sua musa. straordinario.

vi risparmio le altre piccole cose.

stasera vedro' hamlet con la regia di ostermeier, ma non posso non citare un gruppetto di ragazzini della banlieu parigina, di origine africana, armena, tunisina, che all'angolo di place de l'horloge ballano hip hop con una dinamicità fisica da atleti, una ironia da clown esperti, un ritmo super coinvolgenti come non avevo mai visto: sono questi quelli che mettono a ferro e fuoco parigi durante le rivolte delle banlieux? (e i ballerini hip hop di maura di amici?).
avignone è una piazza culturale, di scambio, dialogo dibattito...e da noi?

8.7.08

silvio e i pompini


a silvio piacciono le tette e i pompini, d’altronde come dargli torto. chi può resistere a un pompino della carfagna o alle tette di una letterina o velina o chi sia...

povero silvio, tutti gli gettano fango addosso, dimenticando tutto quello che ha fatto in questi primi due mesi per il paese, e focalizzando l’attenzione sui gossip a suo carico.

come si può pensare che ci sia della malafede nelle sue telefonate con saccà?

e poi, le sue cose personali sono personali. come mosley è uscito dall’orgia nazifascista che neanche in un fumetto alla preacher si poteva immaginare (ma gli pisciavano anche addosso?), così silvio può farsi spompinare da qualsiasi ministra gli piaccia...anche da rosy bindi, anche se è solo una ex-ministra...ma a lui piace la gnocca, non gli frega di molto altro.

siamo un paese schiavo della figa (in tutta la sua accezione più volgare arrogante, maschilista, violentatrice), dell’impunità e della libertà, quella di fare quello che cazzo ci pare. neanche nel sudamerica dei bei tempi era così.

c’è stata una modificazione del dna degli italiani, dice moretti. secondo me non è esattamente così. gli italiani sono sempre stati più o meno fascisti, populisti, democristiani finti, finti moralisti, azzeccagarbugli reali.

siamo un paese che, per cambiare, deve ricostruire il proprio patrimonio prima di tutto umano. intendo trasformare il proprio pensiero. gli uomini e le donne devono cambiare, dal profondo. sennò, moriremo tutti soffocati da un pompino della carfagna...però, alla fine, mica male come morte...

23.6.08

a casa


la cosa buona è che in questi europei abbiamo umiliato i francesi.

la cosa cattiva è che non si può giocare a calcio solo con lo spirito di gruppo, l'orgoglio e l'onore (da fascisti).


bisogna anche mettere gli attaccanti, toni, in condizione di segnare. e contro la spagna questo non è accaduto.

bisogna anche dire che toni nelle passate partite si è mangiato una quindicina di gol fatti e che forse, puttana di eva, poteva anche tenersi qualche gol dalla bundesliga da fare in questo europeo.

abbiamo dimostrato che senza pirlo siamo una squadra dimezzata. abbiamo fatto il catenaccio per tutto il primo tempo, e gli spagnoli alla fine hanno meritato di vincere.

io comunque sono con donadoni. non credo che lui abbia delle responsabilità enormi in questa eliminazione. e secondo me meriterebbe di continuare il lavoro.

è certo che da qualche parte bisogna cambiare. siamo una squadra vecchia.

detto tutto ciò, siamo fuori dagli europei, però abbiamo sempre o' sole, o' mare e la pizza e siamo un paese di poeti, santi e navigatori.

ho detto abbastanza luoghi comuni da bar di piazza santa maria in trastevere?


21.6.08

radiohead live@arena civica, milano

partiamo subito da un presupposto.

i radiohead sono di gran lunga il miglior gruppo al mondo, da circa 13 anni.

per quanto mi riguarda la loro importanza a livello musicale e artistico in rapporto alla fine degli anni 90 e fino a oggi, equivale a quella dei beatles per gli anni 60, dei pink floyd per gli anni 70, degli u2 per gli anni 80 (e su questa cosa ci sarà da discutere...come trascurare infatti joy division o smiths...ma ci sarà modo di parlarne), i nirvana per gli anni 90. non mi dilungo sul perchè questi gruppi siano il simbolo degli anni in cui hanno agito, ci sarà modo in un'altra sede.

parliamo dei radiohead.

è il mio terzo concerto dei radiohead. il primo al palatrussardi di milano per il il tour di ok computer, il secondo a bergamo.

considerando che sono i migliori, non è difficile immaginare come sia stato il loro concerto, il primo e unico in italia dopo quello straordinario a bergamo di ormai un paio di anni fa: perfezione di suono, perfezione dei musicisti, emotività, pelle d'oca continua, un concerto incredibile.

parliamo delle particolarità, però: quella più importante è che il volume è basso, il concerto è, come si dice, lo-fi. scopro, a posteriori, che si tratta di una scelta precisa: il tour dei radiohead è ecosostenibile, e si occupa anche di una battaglia contro l'inquinamento acustico. dunque, l'impostazione del concerto è lo-fi. questo significa che la scaletta è stata molto attentamente selezionata, privilegiando i pezzi lenti, le ballate, l'impostazione acustica.

solo i radiohead potevano permettersi di fare un concerto lo-fi in uno stadio: un concerto che poteva essere fatto tranquillamente in un club da 200 persone, trasportato con successo alla dimensione da stadio, senza perdere intimità, comunicatività col pubblico. solo loro

in due ore di concerto pazzesche, con continui colpi emotivi, con i capelli dritti per i brividi, con le lacrime sempre sul precipizio delle palpebre, ci sono stati due momenti ancora più particolari. il primo, a metà concerto: si sente un calo di tensione. un eccesso di lo-fi? un eccesso di volume basso? non lo so, ma lo avverto, forse solo io. immediatamente però, da grandissimi quali sono, sfoderano un dittico, everything at its right place e idioteque, in sequenza (li trovate nel video del concerto sopra), che all'imporovviso scompagina tutto, rimette tutti in discussione, caga in faccia a tutta la musica electro-underground inglese degli ultimi 10 anni. una esecuzione incredibile.

secondo momento di calo, verso la fine del concerto. di nuovo....e poi subito la pazzesca chiusura con paranoid android, che manda tutti al manicomio. uno stadio in lacrime.

mentre suonano il loro concerto a bassissima produzione di co2, sullo sfondo un megaschermo mostra un montaggio di immagini prese in diretta e contemporaneamente dal palco: particolari, un piede del chitarrista, uno sguardo di quel magico puck della musica contemporanea che si agita come un folletto, come un freak, dentro quella pioggia di luce che scende dalle americane del palcoscenico. thom yorke è fatto della stessa materia dei sogni, e con la sua voce dolente, nostalgica, immaginifica, ci guida in un concerto onirico, emozionante, unico, come sono i radiohead.

tornate presto.

16.6.08

independent ideas

90 giorni con lapo.

un leader. un opinionista. ma soprattutto un creativo. uno che crede nelle forze creative dell'italia.

è questo il tema della trasmissione in onda su foxlife ogni mercoledì alle 22.45. una celebrazione di lapo. l'indicazione di un modello umano come modello di sviluppo del paese.

ho incocciato nella trasmissione in una replica l'altra notte e ci sono rimasto secco.

un gruppo di fighetti che organizza feste per altri fighetti, torinesi e milanesi, ma sulla base di che?

"un pvodotto e un pvogetto, una nuova cveatività"

tutto sto bordello, per un paio di occhiali. tutto sto parlare dell'innovazione nel mavchio fatta da lapo, per un fottuto paio di occhiali...

c'è qualcosa che non va.

provate ad ascoltare l'agghiacciante banalità delle affermazioni di lapo. provate a capire a fondo un concetto che sia uno. provate a seguire la sua filosofia.

"pev me l'amicizia è la cosa più impovtante".

il modello di sviluppo italiano è fondato su un gruppetto di gente alla lapo?

"non sono un uomo di moda e non amo la moda...amo lo stile"

non perdetevi independent ideas - 90 giorni con lapo.

un opinion leader. un filosofo del nuovo millennio.

ps. qui sotto la mitica intervista con lucci delle iene al lancio del marchio italian independent. da morire dalle risate.

11.6.08

beehive reunion

dopo i sex pistols e i pixies, è notizia di oggi che anche i mitici beehive si riuniscono.

circa 400mila copie vendute solo in italia con i loro 5 album, i beehive tra l''85 e l''88 sono entrati nell'immaginario collettivo dei giovani e delle giovani italiane così come i tokio hotel o i finley ora.

come dimenticare il ciuffo bicolore di mirko e i fantastici capelli di satomi? e il look scandalosamente, paurosamente, inquietantemente anni 80?

superano europe e duran duran, sfondano le classifiche si ispirano (dichiarazione loro sui giornali di oggi) a "platters, chicago e beach boys", i grandissimi beehive ritornano con tutti i crismi in compagnia di andrea e del simpatico gattone giuliano.

ma licia, dov'è? ti prego, torna anche tu...a chi altrimenti intonare le favolose rime di freeway (freeway, freeway, nel vento io e te...) o di baby, i love you (bebi, ai lov iù...), che ancora ricordo e canticchio a memoria nei momenti di vuoto.

bentornati ragazzi.

10.6.08

lo stato della nazione

in italia il calcio più di ogni altra cosa rappresenta lo stato del paese.

la partita di ieri sera ne è la dimostrazione lampante.

facciamo ridere il mondo, siamo uno schifo. neanche nel dopoguerra eravamo uno paese così allo sfascio.

da campioni del mondo a tre pappine dagli olandesi che un pallone non sanno manco che è, giocano con gli zoccoli di legno...

vedremo cosa combineremo con la romania, ma nulla leverà il bruciore della sconfitta di ieri sera.

domani arriva bush a roma e la città è di nuovo blindata, come per la fao. mangeranno un casino, i cecchini sui tetti e gli elicotteri vigileranno su di noi, faranno una visita al papa e rimangeranno. i due amichetti silvio e george a braccetto a fare shopping in via condotti.

siamo un paese del terzo mondo, abbiamo bisogno dei dittatori per guidarci.

almeno portateci ai quarti...

ho vomitato tantissimo, tutta la notte.

4.6.08

la fame nel mondo




in questi giorni a roma si parla della fame nel mondo, al congresso della fao, una delle organizzazioni più burocratiche e inutili del mondo.


ne parlano una quarantina di signori, che non fanno altro che andare a magna'. è banale e scontato dirlo, lo dicono tutti quelli che vogliono fare i politically correct, ma cazzo, è proprio così.

sarko e mubarak sono ogni due minuti alla casina valdier, silvio invita tutti a magna' a villa madama, tutto un menù. ma di argomenti intorno al tema in questione, la fame, non ho sentito parlare.


ho sentito gli elicotteri che volano come moscerini in cielo da 2 giorni.

ho visto la città blindata come per una guerra.

ho visto giornalisti menati dalle guardie del corpo di mugabe.


ma sulla fame, per ora, non ho sentito una parola.


ho sentito anche l'iraniano che dà l'ok all'italia per il nucleare: grazie per l'approvazione.

ho sentito le ennesime barzellette di silvio.


ma della fame, ancora niente.


c'è una carestia in corso? i prezzi del cibo aumentano a dismisura?

si, e i nostri 40 beniamini sono tutti d'accordo. concordano. per il resto, aria. e cenone.

elicotteri e sirene per tutta roma.

neanche fossimo in un carcere.

neanche fossimo in italia.

3.6.08

gomorra e il divo


la rinascita del cinema italiano, si dice.

non so se sia una rinascita, quello che è certo è che sono due film pazzeschi, fatti da due registi relativamente giovani che hanno sfondato a cannes con una giuria presieduta da un americano come sean penn.

si tratta di due film complementari, e quindi opposti, nella tecnica, nella sceneggiatura, nelle immagini.

dove uno, gomorra, va alla ricerca dell'iper-realismo più estremo, l'altro, il divo, punta al grottesco, all'inquietudine che viene dalla cupezza delle immagini, dai ralenti, dalla musica.

gomorra è un film costruito con una sceneggiatura di ferro, ma apparentemente girato come un documentario. pochissimi attori professionisti (servillo gigante), molti ragazzini presi dalla strada, alcuni ex-detenuti diventati attori. la rappresentazione di una napoli che tutti conosciamo e immaginiamo, ma mai avremmo pensato così ruvida, dà il senso di un nuovo dopoguerra, di un deserto sociale e istituzionale lasciato in pasto alla camorra e alle sue regole, ormai da quarant'anni o più. è incredibile pensare che sia vero quello che vediamo nel film; è assolutamente fuori dal mondo credere che nel 2008, in europa, nel cuore della democrazia, sia possibile un tale sfacelo.
la musica dei cantanti neomelodici napoletani, compresa una straordinaria maria nazionale, segue il filo della storia, anzi delle storie, che si sfiorano senza toccarsi mai. dimenticate il libro. anzi, se lo avete letto, pensatelo: il film ha lo stesso taglio, un documentario romanzato, e artistico. però il film è un'opera secondo me degna di un film di rossellini, mentre il libro, dal punto di vista strettamente letterario, è un buon libro, non straordinario.

se gomorra guarda alla strada, ai ragazzini che crescono nelle strade di napoli, il divo guarda ai palazzi del potere. palazzi enormi, vuoti, lussuosi, in cui una intera generazione politica ha vissuto, impunita, e ancora continua a vivere. i palazzi del potere sono la rappresentazione anche degli uomini che li hanno vissuti. andreotti, un servillo che dà forse il suo meglio, diventa anch'esso un simbolo. il simbolo di una classe dirigente impenetrabile, inconoscibile, completamente distaccata dalla realtà, o forse troppo realista, così realista da diventare più che cinica, crudele. sorrentino racconta tutta la vicenda di andreotti e della sua corrente come se fossero una banda di iene: c'è dentro scorsese, tarantino, john woo. la musica completamente dissociata dall'azione ricorda kubrik. le luci, i ralenti, la tecnica di ripresa rende sorrentino un maestro vero: il suo limite, l'eccesso di "stile", di ricercatezza, diventa il suo punto di forza in questo caso, rendendo tutto grottesco, tra il comico e la tragedia. caselli che si mette la lacca, sbardella che non fa altro che magna', cirino pomicino (un grande buccirosso) balla come un vero discotecaro. una presa per il culo, complessiva, del mondo politico italiano. anche se sean penn probabilmente non sa neanche chi siano i protagonisti della vicenda andreottiana (circa 20 anni di storia italiana), ne ha evidentemente letto il respiro universale, di marionette gestite solo dalla sete di potere. un film complessissimo, pieno di sfumature, in cui andreotti, come nella realtà, parla solo per battutte e nasconde in un volto da sfinge le sue reali mosse per controllare ciò che accade. le vittorie, le sconfitte, le battaglie.

due film stupendi, davvero. se garrone arriva al suo apice, dopo essere passato dal bellissimo l'imbalsamatore, poi primo amore, anch'esso bello, sorrentino, che aveva avuto una battuta di arresto con l'amico di famiglia, torna al livello (e forse lo supera) di le conseguenze dell'amore.

due film da vedere in sequenza, diversissimi, ma due facce della stessa medaglia. rappresentazione dell'italia, e quindi molto italiani, ma anche universali.

sarà rinascita del cinema italiano? non so. ma sono due capolavori.

poi subentra il gusto personale, e in una mia personale gara, ho preferito gomorra. asciutto, crudo, violento, stilisticamente perfetto, attori incredibili. il divo è, per me, leccato, fighetto...ma mentre scrivo mi rendo conto che sbaglio perchè, tutti e due mi sono piaciuti moltissimo.

2.6.08

nick cave&the bad seeds live@tendastrisce, roma

dotato di un senso della separazione delle cose ormai sovrannaturale, la giornata della festa della repubblica mi ha portato prima a un party istituzionale che sembrava di stare ne il divo, e poi al concerto di nick cave, mio sesto personale e primo suo a roma da qui a molto tempo fa.

non faccio pippe del tipo "quanto è importante nick cave per me", "come ha cambiato la mia idea della musica", ecc. dico solo che ho incominciato ad ascoltarlo quando avevo 13 anni grazie a mio cugino, e lo odiavo. poi, piano piano, mi è entrato nella pelle, senza più andarsene. grazie francesco.

dicevo il mio sesto concerto di nick cave, tenendo conto che tutti gli altri li ho visti a milano. e per di più erano alcuni anni (forse 3) che non lo vedevo, quindi ero piuttosto esaltato.

l'uscita di grinderman e poi di questo dig!lazarus dig! mi avevano fatto ben sperare in una performance bella carica di rock 'n roll e blues demoniaco e sporco, come sa fare lui. grinderman è un capolavoro, il suo nuovo lavoro con i bad seeds è vagamente scontato, ma comunque ottimo e migliore delle ultime cose che hanno fatto insieme.

passiamo al concerto: il tendastrisce fa schifo. è un tendone di plastica orrendo. il sole ci aveva battuto con violenza tutto il giorno, e dentro si fa la sauna. arriviamo che suona un duo di spalla e subito si capisce che l'acustica è abbastanza imbarazzante. rimbomba tutto fastidiosamente.

alle 21.40 entrano i bad seeds, e poi lui, con baffoni, camicia rossa e tipica giacca nera. la scaletta è subito possente, con due pezzi del nuovo album e poi tupelo. l'acustica nei pezzi tirati e orrenda, ma la sua voce è straordinaria. subito si nota, come mi capita ormai sempre, la differenza di impatto che hanno tutti i pezzi fino a the boatman's call e quello che hanno quelli successivi. red right hand, mercy seat, papa won't leave you henry, infuocano il tendastrisce come non riescono a fare tutti gli altri. è come se ci fosse una marcia in più, in quelle canzoni, una magia che non riesco a sentire nei lavori recenti.

nc si muove, balla, allarga le gambe come per cavalcare un immaginario cavallo di elettricità che gli viene dal pubblico (età media molto alta, sopra i 30), e poi racconta le sue storie, guardando il pubblico a uno a uno, indicando le persone a cui si rivolge. riempie la scena come pochi al mondo e vederlo è uno spettacolo. suda tantissimo, la camicia rossa viene abbandonata e i bis se li spara con una magliettina nera.

i fonici fanno il loro lavoro, e l'acustica migliora. disapprovo la versione "light" di mercy seat. troppo melodica, poco sciamanica, meno coinvolgente. chiariamo: mercy seat è una delle più belle canzoni mai scritte nella storia della musica, quindi va bene in tutte le versioni. ma il mio ricordo è quello di un concerto al rolling stone di milano, c'era ancora blixa bargeld alla chitarra, e il posto divenne letteralmente infuocato, con la gente fuori di sè dall'emozione. una versione tipo quella che vedete nel video qui sopra, live in marsiglia almeno 10 anni fa.

se proprio devo fare le pulci, la scaletta non è stata straordinaria, anche se una spettacolare straight to you e la chiusura con stagger lee quasi in delirio noise hanno regalato momenti bellissimi.

due ore di concerto piene, abbondanti, di quelle che poi esci e ti senti bene, leggero. il mantra satanico di nc è ancora nelle orecchie. è vero, è più vecchio, è più maturo, è meno graffiante di 10 anni fa nei suoi dischi, ma dal vivo è sempre meraviglioso vederlo.

mi rimane negli occhi l'immagine di un ragazzino di 10 anni (che abbassa la media di cui dicevo prima) sulle spalle del padre. tutti e due cantano stagger lee. mi sono commosso. anche io ci porterò mio figlio, al concerto di nick cave.

vi regalo qui sotto un live incredibile che ho trovato su youtube. strepitoso.

28.5.08

vampire weekend live@circolodegliartisti

è periodo di concerti, e io ci vado. poi fa caldo, si sta fuori, e roma diventa ancora più bella.

così, mi sono sparato il concerto di questi ragazzini, i vampire weekend, saliti alla ribalta della scena indie negli ultimi mesi. avranno massimo 20 anni, ma suonano con l'esperienza e la padronanza del palco di veterani.

sono di new york, ma sembrano californiani o giù di lì. la loro musica è un divertentissimo mix di punk, indie rock, musica afro-caraibica e beach boys.

il disco è straordinariamente creativo, con quei suoni che denotano un amore per l'africa e il punk innato, con in più i tempi, l'originalità e la freschezza di una band supergiovane.

sembrano dei fighetti newyorchesi, forse lo sono, ma la loro musica, vicina anche al power pop, è qualcosa di mai sentito e assolutamente non scontato.

virginia, stella del blog, sto partorendo la tua nuova puntata, intanto ascoltati sti ragazzini, ti piaceranno.

una nota in più sul concerto.

il cda pieno. di lunedì sera. la metà ragazzetti americani e svedesi in erasmus. tutti esaltatissimi dai bravissimi vw, così come noi, che, alla fine del concerto, ce ne siamo corsi a casa a studiare: oh, fra due giorni c'ho l'esame.

25.5.08

italia come cina

ci scandalizziamo e vogliamo boicottare le olimpiadi di pechino.


così, anche questo governo berlusconi, così come fece nel 2001 con il g8 della sospensione della democrazia, ridiventa governo da colpo di stato sudamericano e manganella i manifestanti anti-discarica di chiaiano.


guarda caso, contemporaneamente a roma un raid nazista al pigneto, terrorizza i cittadini del quartiere, per lo più indiani, arabi e del bangladesh. tutti cittadinini che lavorano. guarda caso c'è anche un reato, quello della clandestinità.

guarda caso, un esponente della comunità omosessuale viene malmenato da un'altra orda di personaggi.

questo è il biglietto da visita di questo nuovo tempo, in cui i fascisti sono completamente istituzionalizzati.

gli italiani sono fascisti. anzi, peggio che fascisti. in apparenza democratici, cattolici, in realtà intolleranti, prepotenti, arroganti. questo è il nostro paese.

e come al solito gli artisti ci arrivano subito, e girano un film come gomorra. un film da dopoguerra italiano. un nuovo roma città aperta. un nuovo pasolini. un nuovo visconti. il lato oscuro dell'europa democratica. il marcio di questo paese che non uscirà dallo schifo in cui si ritrova. il film vince il gran premio della giuria a cannes. e rilancia il cinema italiano nel mondo. proprio come nel dopoguerra, i grandi registi emergono dalla merda, nella rappresentazione di un iperrealismo che è la contemporaneità italiana. gomorra è un film che rimarrà nella storia. così come rimarrà nella storia questo periodo in cui si raschia il fondo incrostato e putrido della democrazia italiana. democrazia apparente.

come i tibetani pestati a sangue dai cinesi, come i ragazzi che manifestavano al g8 di genova, le donne e gli uomini di chiaiano sono stati l'obiettivo della nuova strategia del terrore.

non perdetevi gomorra (leggete anche il libro), per capire qualcosa di questo paese.