16.7.08

cronache avignonesi

il festival di avignone è, forse, il più famoso e interessante festival di teatro d'europa.


è la mia seconda volta qui, ed è molto diversa dalla prima.

la prima volta ero più piccolo, più sprovveduto, più spaesato. stavolta no.

avignone è una città che ricorda i borghi medievali toscani o umbri. un mese all'anno si trasforma in un giga "mercato" del teatro europeo: una cinquantina solo gli spettacoli del festival ufficiale; incalcolabili (forse 1000) quelli del festival off. ma il centro di tutto è il festival ufficiale.

i due giovani direttori che gestiscono il festival, oltre a immaginare la programmazione del festival, investono ogni anno su un artista (o due) come "artiste associè": dopo ostermeier, jan fabhre e molti altri, questa è la volta dell'italiano romeo castellucci, fondatore e inventore della societas raffaello sanzio di cesena, pressochè sconosciuto in italia, se non dagli addetti ai lavori e un gruppo di fans alternativi, una specie di star hollywoodiana ad avignone e in europa, nonché nel mondo. e ho detto tutto sull'arretratezza del teatro in italia.

quello che è formidabile del festival di avignone è, oltre alla programmazione, l'atmosfera da gran bazar culturale che nell'intera città si respira: un forum continuo, incontri di operatori e artisti, pubblico di ogni genere, dai vip, agli alto borghesi, ai giovani, ai punk del teatro, fino agli artisti di strada, numerosissimi, che contribuiscono in maniera importante all'atmosfera di cui parlavo. e tutti pagano il biglietto. non c'é la caccia all'omaggio, tutti parlano ovunque di teatro e trovare i posti per un qualunque spettacolo è impresa difficilissima. tantissimi gli stakanovisti che si piazzano in coda ore e ore prima degli spettacoli. neanche a broadway o nel west end londinese ho visto una cosa del genere.

donne e uomini, insegnanti, dentisti, giornalisti, avvocati, impiegati di banca; per un mese si concentrano solo sulla cultura e sul teatro. un mondo dei sogni; per un italiano abituato a vedere le file a teatro per christian de sica o io ballo con garrison. qui, le code interminabili sono per il nuovo lavoro di thomas ostermeier, di heiner goebbels, di daniel jeanneteau, di ricardo bartis, johann le guillerm, jan fabhre e romeo castellucci o joel pommerat, registi, attori e creatori che in italia sono sconosciuti e, se vengono in visita, sono seguiti da un gruppetto di personaggi imbarazzanti della cultura italiana, finti alternativi, finti guru. ad avignone (ma in tutta europa) sono un fenomeno di massa, cosi come molto spettacolo dal vivo, in italia relegato a cenerentola della cultura (quale?).

spettacoli visti fino ad ora, in sintesi estrema:

cirque ici - secret: johann le guillerm è il nuovo fenomeno del circo internazionale (come moira orfei...). demiurgo e creatore di oggetti, è un funambolo, giocoliere, clown. con il suo aspetto inquitante, gira nel chapiteau inventando immagini deliranti con una frusta, quattro secchi; una katana, e altri oggetti sorprendenti, creati da lui, sculture utilizzate per giochi di impatto fortissimo, in un'atmosfera che lo fa assomigliare a uno stregone, al gobbo di notre dame, uno sciamano che, a un certo punto "evoca" una (vera) tromba d'aria al centro dell'azione scenica, per poi riprodurla con una scultura in legno che li per li costruisce con assi di legno. un geniale manipolatore di spazio, materia, oggetti e corpo...strepitoso.

societas raffaello sanzio - divina commedia: non ho visto l'inferno, purtroppo. la rs é il fenomeno più sconvolgente degli ultimi 15 anni di teatro italiano. nel senso che il mondo teatrale italiano li ignora come se non esistessero, il mondo li adula. possono piacere o no, non possono essere trascurati. l'operazione dc è, a detta di castellucci, una missione impossibile. in effetti...il purgatorio prende spunto dal fatto che è la cantica più vicina al mondo terrestre (c'è unità di tempo), è un momento di passaggio tra l'esistere e il non-esistere, tra la presenza e la dissoluzione in puro spirito. da qui, un'ora di iperrealismo banale, quasi noioso, con una scenografia minuziosamente rappresentante una casa altoborghese (da opera lirica, con una pedana che alza completamente la prima scena). in questa banalità, con personaggi vuoti e soli, si consuma a un certo punto una violenza inaccettabile, terribile, inascoltabile (un gruppo di spettatori se ne sono andati urlando) e da quel momento parte un delirio onirico in cui si mescolano david lynch (come sempre) e van gogh, la follia, il sogno, la confusione, la trasfigurazione dei corpi. io non sono un fan sfegatato della rs, ma lo spettacolo è sconvolgente, ed è innnegabile che abbiamo a che fare con un genio (malato di mente? forse, ma chi se ne fotte). tutto questo confermato da il paradiso, installazione nell' église des celestins: si entra 3 per volta e da un piccolo buco si osserva la "gloria di dio", acqua, colori bianchi e azzurri, gloria e catastrofe, dice castellucci, con un pianoforte rovinato in mezzo all'acqua, e una bandiera nera che sventola. dio e il male. dio è il male?

heiner goebbels - stifter dinge: composotore e regista, inventa un concerto per cinque pianoforti senza pianisti. una macchina elettronica costruita come una foresta, con tubi tastiere, piatti, alberi, che suona in autonomia. la macchina si muove sull'acqua, cambia colore, unisce suoni e parole. visionario, geniale, ma per me freddo e poco coinvolgente.

daniel jeanneteau - testi di august stramm: ottima recitazione, belle luci, bella scena, spettacolo noiosissimo.

jan fabre - another sleepy dusty delta day: culto della danza mondiale, immagina un solo per la sua musa. straordinario.

vi risparmio le altre piccole cose.

stasera vedro' hamlet con la regia di ostermeier, ma non posso non citare un gruppetto di ragazzini della banlieu parigina, di origine africana, armena, tunisina, che all'angolo di place de l'horloge ballano hip hop con una dinamicità fisica da atleti, una ironia da clown esperti, un ritmo super coinvolgenti come non avevo mai visto: sono questi quelli che mettono a ferro e fuoco parigi durante le rivolte delle banlieux? (e i ballerini hip hop di maura di amici?).
avignone è una piazza culturale, di scambio, dialogo dibattito...e da noi?

8.7.08

silvio e i pompini


a silvio piacciono le tette e i pompini, d’altronde come dargli torto. chi può resistere a un pompino della carfagna o alle tette di una letterina o velina o chi sia...

povero silvio, tutti gli gettano fango addosso, dimenticando tutto quello che ha fatto in questi primi due mesi per il paese, e focalizzando l’attenzione sui gossip a suo carico.

come si può pensare che ci sia della malafede nelle sue telefonate con saccà?

e poi, le sue cose personali sono personali. come mosley è uscito dall’orgia nazifascista che neanche in un fumetto alla preacher si poteva immaginare (ma gli pisciavano anche addosso?), così silvio può farsi spompinare da qualsiasi ministra gli piaccia...anche da rosy bindi, anche se è solo una ex-ministra...ma a lui piace la gnocca, non gli frega di molto altro.

siamo un paese schiavo della figa (in tutta la sua accezione più volgare arrogante, maschilista, violentatrice), dell’impunità e della libertà, quella di fare quello che cazzo ci pare. neanche nel sudamerica dei bei tempi era così.

c’è stata una modificazione del dna degli italiani, dice moretti. secondo me non è esattamente così. gli italiani sono sempre stati più o meno fascisti, populisti, democristiani finti, finti moralisti, azzeccagarbugli reali.

siamo un paese che, per cambiare, deve ricostruire il proprio patrimonio prima di tutto umano. intendo trasformare il proprio pensiero. gli uomini e le donne devono cambiare, dal profondo. sennò, moriremo tutti soffocati da un pompino della carfagna...però, alla fine, mica male come morte...

23.6.08

a casa


la cosa buona è che in questi europei abbiamo umiliato i francesi.

la cosa cattiva è che non si può giocare a calcio solo con lo spirito di gruppo, l'orgoglio e l'onore (da fascisti).


bisogna anche mettere gli attaccanti, toni, in condizione di segnare. e contro la spagna questo non è accaduto.

bisogna anche dire che toni nelle passate partite si è mangiato una quindicina di gol fatti e che forse, puttana di eva, poteva anche tenersi qualche gol dalla bundesliga da fare in questo europeo.

abbiamo dimostrato che senza pirlo siamo una squadra dimezzata. abbiamo fatto il catenaccio per tutto il primo tempo, e gli spagnoli alla fine hanno meritato di vincere.

io comunque sono con donadoni. non credo che lui abbia delle responsabilità enormi in questa eliminazione. e secondo me meriterebbe di continuare il lavoro.

è certo che da qualche parte bisogna cambiare. siamo una squadra vecchia.

detto tutto ciò, siamo fuori dagli europei, però abbiamo sempre o' sole, o' mare e la pizza e siamo un paese di poeti, santi e navigatori.

ho detto abbastanza luoghi comuni da bar di piazza santa maria in trastevere?


21.6.08

radiohead live@arena civica, milano

partiamo subito da un presupposto.

i radiohead sono di gran lunga il miglior gruppo al mondo, da circa 13 anni.

per quanto mi riguarda la loro importanza a livello musicale e artistico in rapporto alla fine degli anni 90 e fino a oggi, equivale a quella dei beatles per gli anni 60, dei pink floyd per gli anni 70, degli u2 per gli anni 80 (e su questa cosa ci sarà da discutere...come trascurare infatti joy division o smiths...ma ci sarà modo di parlarne), i nirvana per gli anni 90. non mi dilungo sul perchè questi gruppi siano il simbolo degli anni in cui hanno agito, ci sarà modo in un'altra sede.

parliamo dei radiohead.

è il mio terzo concerto dei radiohead. il primo al palatrussardi di milano per il il tour di ok computer, il secondo a bergamo.

considerando che sono i migliori, non è difficile immaginare come sia stato il loro concerto, il primo e unico in italia dopo quello straordinario a bergamo di ormai un paio di anni fa: perfezione di suono, perfezione dei musicisti, emotività, pelle d'oca continua, un concerto incredibile.

parliamo delle particolarità, però: quella più importante è che il volume è basso, il concerto è, come si dice, lo-fi. scopro, a posteriori, che si tratta di una scelta precisa: il tour dei radiohead è ecosostenibile, e si occupa anche di una battaglia contro l'inquinamento acustico. dunque, l'impostazione del concerto è lo-fi. questo significa che la scaletta è stata molto attentamente selezionata, privilegiando i pezzi lenti, le ballate, l'impostazione acustica.

solo i radiohead potevano permettersi di fare un concerto lo-fi in uno stadio: un concerto che poteva essere fatto tranquillamente in un club da 200 persone, trasportato con successo alla dimensione da stadio, senza perdere intimità, comunicatività col pubblico. solo loro

in due ore di concerto pazzesche, con continui colpi emotivi, con i capelli dritti per i brividi, con le lacrime sempre sul precipizio delle palpebre, ci sono stati due momenti ancora più particolari. il primo, a metà concerto: si sente un calo di tensione. un eccesso di lo-fi? un eccesso di volume basso? non lo so, ma lo avverto, forse solo io. immediatamente però, da grandissimi quali sono, sfoderano un dittico, everything at its right place e idioteque, in sequenza (li trovate nel video del concerto sopra), che all'imporovviso scompagina tutto, rimette tutti in discussione, caga in faccia a tutta la musica electro-underground inglese degli ultimi 10 anni. una esecuzione incredibile.

secondo momento di calo, verso la fine del concerto. di nuovo....e poi subito la pazzesca chiusura con paranoid android, che manda tutti al manicomio. uno stadio in lacrime.

mentre suonano il loro concerto a bassissima produzione di co2, sullo sfondo un megaschermo mostra un montaggio di immagini prese in diretta e contemporaneamente dal palco: particolari, un piede del chitarrista, uno sguardo di quel magico puck della musica contemporanea che si agita come un folletto, come un freak, dentro quella pioggia di luce che scende dalle americane del palcoscenico. thom yorke è fatto della stessa materia dei sogni, e con la sua voce dolente, nostalgica, immaginifica, ci guida in un concerto onirico, emozionante, unico, come sono i radiohead.

tornate presto.

16.6.08

independent ideas

90 giorni con lapo.

un leader. un opinionista. ma soprattutto un creativo. uno che crede nelle forze creative dell'italia.

è questo il tema della trasmissione in onda su foxlife ogni mercoledì alle 22.45. una celebrazione di lapo. l'indicazione di un modello umano come modello di sviluppo del paese.

ho incocciato nella trasmissione in una replica l'altra notte e ci sono rimasto secco.

un gruppo di fighetti che organizza feste per altri fighetti, torinesi e milanesi, ma sulla base di che?

"un pvodotto e un pvogetto, una nuova cveatività"

tutto sto bordello, per un paio di occhiali. tutto sto parlare dell'innovazione nel mavchio fatta da lapo, per un fottuto paio di occhiali...

c'è qualcosa che non va.

provate ad ascoltare l'agghiacciante banalità delle affermazioni di lapo. provate a capire a fondo un concetto che sia uno. provate a seguire la sua filosofia.

"pev me l'amicizia è la cosa più impovtante".

il modello di sviluppo italiano è fondato su un gruppetto di gente alla lapo?

"non sono un uomo di moda e non amo la moda...amo lo stile"

non perdetevi independent ideas - 90 giorni con lapo.

un opinion leader. un filosofo del nuovo millennio.

ps. qui sotto la mitica intervista con lucci delle iene al lancio del marchio italian independent. da morire dalle risate.

11.6.08

beehive reunion

dopo i sex pistols e i pixies, è notizia di oggi che anche i mitici beehive si riuniscono.

circa 400mila copie vendute solo in italia con i loro 5 album, i beehive tra l''85 e l''88 sono entrati nell'immaginario collettivo dei giovani e delle giovani italiane così come i tokio hotel o i finley ora.

come dimenticare il ciuffo bicolore di mirko e i fantastici capelli di satomi? e il look scandalosamente, paurosamente, inquietantemente anni 80?

superano europe e duran duran, sfondano le classifiche si ispirano (dichiarazione loro sui giornali di oggi) a "platters, chicago e beach boys", i grandissimi beehive ritornano con tutti i crismi in compagnia di andrea e del simpatico gattone giuliano.

ma licia, dov'è? ti prego, torna anche tu...a chi altrimenti intonare le favolose rime di freeway (freeway, freeway, nel vento io e te...) o di baby, i love you (bebi, ai lov iù...), che ancora ricordo e canticchio a memoria nei momenti di vuoto.

bentornati ragazzi.

10.6.08

lo stato della nazione

in italia il calcio più di ogni altra cosa rappresenta lo stato del paese.

la partita di ieri sera ne è la dimostrazione lampante.

facciamo ridere il mondo, siamo uno schifo. neanche nel dopoguerra eravamo uno paese così allo sfascio.

da campioni del mondo a tre pappine dagli olandesi che un pallone non sanno manco che è, giocano con gli zoccoli di legno...

vedremo cosa combineremo con la romania, ma nulla leverà il bruciore della sconfitta di ieri sera.

domani arriva bush a roma e la città è di nuovo blindata, come per la fao. mangeranno un casino, i cecchini sui tetti e gli elicotteri vigileranno su di noi, faranno una visita al papa e rimangeranno. i due amichetti silvio e george a braccetto a fare shopping in via condotti.

siamo un paese del terzo mondo, abbiamo bisogno dei dittatori per guidarci.

almeno portateci ai quarti...

ho vomitato tantissimo, tutta la notte.

4.6.08

la fame nel mondo




in questi giorni a roma si parla della fame nel mondo, al congresso della fao, una delle organizzazioni più burocratiche e inutili del mondo.


ne parlano una quarantina di signori, che non fanno altro che andare a magna'. è banale e scontato dirlo, lo dicono tutti quelli che vogliono fare i politically correct, ma cazzo, è proprio così.

sarko e mubarak sono ogni due minuti alla casina valdier, silvio invita tutti a magna' a villa madama, tutto un menù. ma di argomenti intorno al tema in questione, la fame, non ho sentito parlare.


ho sentito gli elicotteri che volano come moscerini in cielo da 2 giorni.

ho visto la città blindata come per una guerra.

ho visto giornalisti menati dalle guardie del corpo di mugabe.


ma sulla fame, per ora, non ho sentito una parola.


ho sentito anche l'iraniano che dà l'ok all'italia per il nucleare: grazie per l'approvazione.

ho sentito le ennesime barzellette di silvio.


ma della fame, ancora niente.


c'è una carestia in corso? i prezzi del cibo aumentano a dismisura?

si, e i nostri 40 beniamini sono tutti d'accordo. concordano. per il resto, aria. e cenone.

elicotteri e sirene per tutta roma.

neanche fossimo in un carcere.

neanche fossimo in italia.

3.6.08

gomorra e il divo


la rinascita del cinema italiano, si dice.

non so se sia una rinascita, quello che è certo è che sono due film pazzeschi, fatti da due registi relativamente giovani che hanno sfondato a cannes con una giuria presieduta da un americano come sean penn.

si tratta di due film complementari, e quindi opposti, nella tecnica, nella sceneggiatura, nelle immagini.

dove uno, gomorra, va alla ricerca dell'iper-realismo più estremo, l'altro, il divo, punta al grottesco, all'inquietudine che viene dalla cupezza delle immagini, dai ralenti, dalla musica.

gomorra è un film costruito con una sceneggiatura di ferro, ma apparentemente girato come un documentario. pochissimi attori professionisti (servillo gigante), molti ragazzini presi dalla strada, alcuni ex-detenuti diventati attori. la rappresentazione di una napoli che tutti conosciamo e immaginiamo, ma mai avremmo pensato così ruvida, dà il senso di un nuovo dopoguerra, di un deserto sociale e istituzionale lasciato in pasto alla camorra e alle sue regole, ormai da quarant'anni o più. è incredibile pensare che sia vero quello che vediamo nel film; è assolutamente fuori dal mondo credere che nel 2008, in europa, nel cuore della democrazia, sia possibile un tale sfacelo.
la musica dei cantanti neomelodici napoletani, compresa una straordinaria maria nazionale, segue il filo della storia, anzi delle storie, che si sfiorano senza toccarsi mai. dimenticate il libro. anzi, se lo avete letto, pensatelo: il film ha lo stesso taglio, un documentario romanzato, e artistico. però il film è un'opera secondo me degna di un film di rossellini, mentre il libro, dal punto di vista strettamente letterario, è un buon libro, non straordinario.

se gomorra guarda alla strada, ai ragazzini che crescono nelle strade di napoli, il divo guarda ai palazzi del potere. palazzi enormi, vuoti, lussuosi, in cui una intera generazione politica ha vissuto, impunita, e ancora continua a vivere. i palazzi del potere sono la rappresentazione anche degli uomini che li hanno vissuti. andreotti, un servillo che dà forse il suo meglio, diventa anch'esso un simbolo. il simbolo di una classe dirigente impenetrabile, inconoscibile, completamente distaccata dalla realtà, o forse troppo realista, così realista da diventare più che cinica, crudele. sorrentino racconta tutta la vicenda di andreotti e della sua corrente come se fossero una banda di iene: c'è dentro scorsese, tarantino, john woo. la musica completamente dissociata dall'azione ricorda kubrik. le luci, i ralenti, la tecnica di ripresa rende sorrentino un maestro vero: il suo limite, l'eccesso di "stile", di ricercatezza, diventa il suo punto di forza in questo caso, rendendo tutto grottesco, tra il comico e la tragedia. caselli che si mette la lacca, sbardella che non fa altro che magna', cirino pomicino (un grande buccirosso) balla come un vero discotecaro. una presa per il culo, complessiva, del mondo politico italiano. anche se sean penn probabilmente non sa neanche chi siano i protagonisti della vicenda andreottiana (circa 20 anni di storia italiana), ne ha evidentemente letto il respiro universale, di marionette gestite solo dalla sete di potere. un film complessissimo, pieno di sfumature, in cui andreotti, come nella realtà, parla solo per battutte e nasconde in un volto da sfinge le sue reali mosse per controllare ciò che accade. le vittorie, le sconfitte, le battaglie.

due film stupendi, davvero. se garrone arriva al suo apice, dopo essere passato dal bellissimo l'imbalsamatore, poi primo amore, anch'esso bello, sorrentino, che aveva avuto una battuta di arresto con l'amico di famiglia, torna al livello (e forse lo supera) di le conseguenze dell'amore.

due film da vedere in sequenza, diversissimi, ma due facce della stessa medaglia. rappresentazione dell'italia, e quindi molto italiani, ma anche universali.

sarà rinascita del cinema italiano? non so. ma sono due capolavori.

poi subentra il gusto personale, e in una mia personale gara, ho preferito gomorra. asciutto, crudo, violento, stilisticamente perfetto, attori incredibili. il divo è, per me, leccato, fighetto...ma mentre scrivo mi rendo conto che sbaglio perchè, tutti e due mi sono piaciuti moltissimo.

2.6.08

nick cave&the bad seeds live@tendastrisce, roma

dotato di un senso della separazione delle cose ormai sovrannaturale, la giornata della festa della repubblica mi ha portato prima a un party istituzionale che sembrava di stare ne il divo, e poi al concerto di nick cave, mio sesto personale e primo suo a roma da qui a molto tempo fa.

non faccio pippe del tipo "quanto è importante nick cave per me", "come ha cambiato la mia idea della musica", ecc. dico solo che ho incominciato ad ascoltarlo quando avevo 13 anni grazie a mio cugino, e lo odiavo. poi, piano piano, mi è entrato nella pelle, senza più andarsene. grazie francesco.

dicevo il mio sesto concerto di nick cave, tenendo conto che tutti gli altri li ho visti a milano. e per di più erano alcuni anni (forse 3) che non lo vedevo, quindi ero piuttosto esaltato.

l'uscita di grinderman e poi di questo dig!lazarus dig! mi avevano fatto ben sperare in una performance bella carica di rock 'n roll e blues demoniaco e sporco, come sa fare lui. grinderman è un capolavoro, il suo nuovo lavoro con i bad seeds è vagamente scontato, ma comunque ottimo e migliore delle ultime cose che hanno fatto insieme.

passiamo al concerto: il tendastrisce fa schifo. è un tendone di plastica orrendo. il sole ci aveva battuto con violenza tutto il giorno, e dentro si fa la sauna. arriviamo che suona un duo di spalla e subito si capisce che l'acustica è abbastanza imbarazzante. rimbomba tutto fastidiosamente.

alle 21.40 entrano i bad seeds, e poi lui, con baffoni, camicia rossa e tipica giacca nera. la scaletta è subito possente, con due pezzi del nuovo album e poi tupelo. l'acustica nei pezzi tirati e orrenda, ma la sua voce è straordinaria. subito si nota, come mi capita ormai sempre, la differenza di impatto che hanno tutti i pezzi fino a the boatman's call e quello che hanno quelli successivi. red right hand, mercy seat, papa won't leave you henry, infuocano il tendastrisce come non riescono a fare tutti gli altri. è come se ci fosse una marcia in più, in quelle canzoni, una magia che non riesco a sentire nei lavori recenti.

nc si muove, balla, allarga le gambe come per cavalcare un immaginario cavallo di elettricità che gli viene dal pubblico (età media molto alta, sopra i 30), e poi racconta le sue storie, guardando il pubblico a uno a uno, indicando le persone a cui si rivolge. riempie la scena come pochi al mondo e vederlo è uno spettacolo. suda tantissimo, la camicia rossa viene abbandonata e i bis se li spara con una magliettina nera.

i fonici fanno il loro lavoro, e l'acustica migliora. disapprovo la versione "light" di mercy seat. troppo melodica, poco sciamanica, meno coinvolgente. chiariamo: mercy seat è una delle più belle canzoni mai scritte nella storia della musica, quindi va bene in tutte le versioni. ma il mio ricordo è quello di un concerto al rolling stone di milano, c'era ancora blixa bargeld alla chitarra, e il posto divenne letteralmente infuocato, con la gente fuori di sè dall'emozione. una versione tipo quella che vedete nel video qui sopra, live in marsiglia almeno 10 anni fa.

se proprio devo fare le pulci, la scaletta non è stata straordinaria, anche se una spettacolare straight to you e la chiusura con stagger lee quasi in delirio noise hanno regalato momenti bellissimi.

due ore di concerto piene, abbondanti, di quelle che poi esci e ti senti bene, leggero. il mantra satanico di nc è ancora nelle orecchie. è vero, è più vecchio, è più maturo, è meno graffiante di 10 anni fa nei suoi dischi, ma dal vivo è sempre meraviglioso vederlo.

mi rimane negli occhi l'immagine di un ragazzino di 10 anni (che abbassa la media di cui dicevo prima) sulle spalle del padre. tutti e due cantano stagger lee. mi sono commosso. anche io ci porterò mio figlio, al concerto di nick cave.

vi regalo qui sotto un live incredibile che ho trovato su youtube. strepitoso.

28.5.08

vampire weekend live@circolodegliartisti

è periodo di concerti, e io ci vado. poi fa caldo, si sta fuori, e roma diventa ancora più bella.

così, mi sono sparato il concerto di questi ragazzini, i vampire weekend, saliti alla ribalta della scena indie negli ultimi mesi. avranno massimo 20 anni, ma suonano con l'esperienza e la padronanza del palco di veterani.

sono di new york, ma sembrano californiani o giù di lì. la loro musica è un divertentissimo mix di punk, indie rock, musica afro-caraibica e beach boys.

il disco è straordinariamente creativo, con quei suoni che denotano un amore per l'africa e il punk innato, con in più i tempi, l'originalità e la freschezza di una band supergiovane.

sembrano dei fighetti newyorchesi, forse lo sono, ma la loro musica, vicina anche al power pop, è qualcosa di mai sentito e assolutamente non scontato.

virginia, stella del blog, sto partorendo la tua nuova puntata, intanto ascoltati sti ragazzini, ti piaceranno.

una nota in più sul concerto.

il cda pieno. di lunedì sera. la metà ragazzetti americani e svedesi in erasmus. tutti esaltatissimi dai bravissimi vw, così come noi, che, alla fine del concerto, ce ne siamo corsi a casa a studiare: oh, fra due giorni c'ho l'esame.

25.5.08

italia come cina

ci scandalizziamo e vogliamo boicottare le olimpiadi di pechino.


così, anche questo governo berlusconi, così come fece nel 2001 con il g8 della sospensione della democrazia, ridiventa governo da colpo di stato sudamericano e manganella i manifestanti anti-discarica di chiaiano.


guarda caso, contemporaneamente a roma un raid nazista al pigneto, terrorizza i cittadini del quartiere, per lo più indiani, arabi e del bangladesh. tutti cittadinini che lavorano. guarda caso c'è anche un reato, quello della clandestinità.

guarda caso, un esponente della comunità omosessuale viene malmenato da un'altra orda di personaggi.

questo è il biglietto da visita di questo nuovo tempo, in cui i fascisti sono completamente istituzionalizzati.

gli italiani sono fascisti. anzi, peggio che fascisti. in apparenza democratici, cattolici, in realtà intolleranti, prepotenti, arroganti. questo è il nostro paese.

e come al solito gli artisti ci arrivano subito, e girano un film come gomorra. un film da dopoguerra italiano. un nuovo roma città aperta. un nuovo pasolini. un nuovo visconti. il lato oscuro dell'europa democratica. il marcio di questo paese che non uscirà dallo schifo in cui si ritrova. il film vince il gran premio della giuria a cannes. e rilancia il cinema italiano nel mondo. proprio come nel dopoguerra, i grandi registi emergono dalla merda, nella rappresentazione di un iperrealismo che è la contemporaneità italiana. gomorra è un film che rimarrà nella storia. così come rimarrà nella storia questo periodo in cui si raschia il fondo incrostato e putrido della democrazia italiana. democrazia apparente.

come i tibetani pestati a sangue dai cinesi, come i ragazzi che manifestavano al g8 di genova, le donne e gli uomini di chiaiano sono stati l'obiettivo della nuova strategia del terrore.

non perdetevi gomorra (leggete anche il libro), per capire qualcosa di questo paese.

20.5.08

fuck buttons live@circolodegliartisti

porca troia questi qua che cosa cazzo non sono...

scusate il linguaggio, ma la situazione è stata troppo sconvolgente. l'effetto è lo stesso di un concerto dei neurosis.

con ordine, anche se la mente è confusa dai suoni e dai rumori.

i due fuck buttons sono inglesi, e hanno fatto uscire un disco, street horrsing, che è subito diventato fenomeno cult.

il disco è strepitoso: una via di mezzo tra wolf eyes, liars, lightning bolt e elettronoise di vario genere. svalvolamenti, rumore, tamburi, voci disorte accompagnano un suono drone, apparentemente senza ritmo, ma in realtà con una carica esplosiva montata dentro come per buttare giù un grattacielo.

ecco, dal vivo tutta quella roba viene amplificata del 1000%. sembra di partecipare a un sabba di streghe, a un rito voodoo, a una cerimonia di invocazione degli dei primordiali, alla danza della pioggia indiana, a un cerimoniale sciamanico. nel disco il rumore è un rumore sordo, quasi bianco, quasi da annullamento del mondo esterno. dal vivo il rumore di fondo è lancinante, fortissimo, carico di tensione, che come una serpe striscia sotto alle "melodie" (per modo di dire) e alle urla distorte alla mike patton o brian gippendale.

attaccano e, dopo un'ora abbondante, smettono, senza fiato. la sensazione è quella di non capirci più un cazzo, completamente ipnotizzati dal casino che questi hanno fatto. nel video, concerto di brixton, la reazione del pubblico è divertente, un po' in trance, un po' molleggiata...a roma è stata di semi-fissità paralizzata...tipo "ma che stanno a fa' questi?!??!?". occhi sbarrati, qualche movimento, totale ammirazione. come al concerto dei neurosis, o dei lightining bolt.

se volete ascoltarvi il disco, fatelo a un volume tipo micheal j.fox all'inizio di ritorno al futuro. i fuck buttons vi scaraventeranno fuori dalla finestra.

e la notte canta - di jon fosse - regia di valerio binasco

ci sono delle volte che a teatro ancora ci si emoziona. ecco, l'altra sera all'india mi è capitato.

jon fosse è considerato l'ibsen contemporaneo. norvegese, vive su un fiordo vicino a bergen, solo, schivo, timido.

e la notte canta è uno dei suoi testi migliori, forse perchè ha una valenza autobiografica?

comunque, binasco, regista e interprete principale, ne fa uno spettacolo pieno di suspance, tristezza, riso amaro, dramma da tragedia greca. l'interpretazione di frederic lolièe è strepitosa, così come di tutta la compagnia. binasco ammicca, muove un sopracciglio, le dita dei piedi quando ha i calzini, tutto immerso in un naturalismo che diventa soprannaturale e teso.

il testo viene fuori come una bomba, picchiando duro su tasti borghesi difficili da digerire.

una delle serate di teatro più belle dell'ultimo periodo.

ps. sono breve, e troppo incasinato...che periodo di merda...

15.5.08

xiu xiu live@circolo degli artisti

apre la serata chris garneau, un ragazzino alternativino che suona la fisarmonica e l'harmonium in maniere lieve e poetica. i pezzi sono tutti uguali e vagamente noiosi, ma forse su disco sono meglio.

i gatto ciliegia contro il grande freddo seguono cg e precedono xiu xiu. torinesi che io pensavo bolognesi fino a ieri sera, i gccigf furono, una decina di anni fa, tra gli esponenti più interessanti della scena post-rock all'italiana. li ricordo a un concerto al leonkavallo, in due, seduti su due sedie, ad arpeggiare su chitarre elettriche. ora, sono dei cinquantenni che cercano di fare i ragazzini. alcuni pezzi funzionano, ma il giochino del climax sonoro non funziona fino in fondo, annoiano un po'. un momento di imbarazzo si crea quando sul palcoscenico sale a cantare il cantante dei velvet, che sinceramente non si capisce consa c'entri. un pezzo da classifica? forse. a me è parso solo un movimento triste. loro sono musicisti comunque onesti. non mi sono piaciuti.

finalmente, xiu xiu (che ho avuto conferma si dice "sciù sciù").
serio. triste. mille strumenti in scena. attacca con una violenza inaudita sulle percussioni, poi la chitarra, la voce eighties, gli echi new wave anni 80, l'attitudine hardcore, i suoni senza tempi o meglio con tempi assurdi.
tutti sono musicisti strepitosi. la musica è complessissima, difficile, ma coinvolgente, diretta allo stesso tempo. stewart perde forse 10kg, suda come un maiale già dopo il secondo pezzo, beve integratori di sali per tirarsi su. è forte, passionale, ma triste, apparentemente gelido. non sorride, non guarda il pubblico. una specie di nuovo ian curtis, con quella voce bassa e quella musica incredibile?
il concerto scorre, i pezzi sono bellissimi, forti e teneri, duri e diretti. indefinibili. finisce, e neanche un bis. peccato.

ps. i luv the valley live in austin, TX

14.5.08

la giusta distanza - di carlo mazzacurati

mi ero perso questo film al cinema; l'ho visto l'altra notte in dvd. e sono rimasto male. perchè non capisco come possa la ragazza del lago aver preso tutti quei david e questo film nulla.

forse perchè il giovane regista di lrdl è l'assistente di nanni moretti, e quindi membro ad honorem della lobby veltroniana (ora non conta più un cazzo, ma al tempo si)? forse per il cast bomba che ha, sempre grazie alla sua appartenenza?

sta di fatto che se lrdl era un film un po' manierista, non male, ma poco convincente alla fine, questo è molto convincente.

un cast di attori semisconosciuti, ma bravi. una storia bella di depressione, di pregiudizi, di maldicenze, di razzismo leghista, di desiderio che scombussola le menti, di temi che nascono nella provincia italiana del nordest ricco, ma che diventano immediatamente universali. una tensione fortissima attravers come una scarica elettrica continua tutto il film.

la lodovini è bellissima, e brava. battiston strepitoso.

occorre mantenere la giusta distanza dalle cose per comprenderle a fondo. non tutto è come sembra a una visione supeficiale. occorre andare a fondo, ricercare. per capirci qualcosa. del mondo. di noi.

secondo me, il miglior film italiano della stagione.

13.5.08

forza inter

un rigore sbagliato, 4 gol fatti che segnavo pure io, un pareggio col siena che ha del prodigioso. ragazzi ce la potete fare.


l'inter è la squadra più forte, avete lo scudetto in mano, so che vincerete col parma.


tanti auguri, cari nerazzurri, per l'ultima di campionato. sono certo che vincerete anche quest'anno, e comunque è quello che io vi auguro.

lo scudetto è vostro.


forza inter.

10.5.08

dissonanze08

è la seconda volta che vado a dissonanze, festival ormai diventato mito europeo in primis per la musica elettronica, ma non solo.

il palazzo dei congressi all'eur diventa un immenso spazio dedicato ai suoni, ai colori e alle immagini, e l'impatto visivo dall'esterno è impressionante.

da buoni svizzeri, arriviamo alle 23 puntuali, e naturalmente non c'è un cazzo di nessuno. ma tant'è, alla fine è bello perlustrare gli spazi e farsi un'idea dell'allestimento. roma, in questi due giorni, diventa fino in fondo una capitale europea. si potrebbe essere a berlino, o a londra.

il palazzo dei congressi è suddiviso in tre aree: la sala cultura, che è la più grande; l'aula magna, con posti a sedere; e la terrazza, sul tetto, all'aperto, con una vista spettacolare sull'eur.

la sala cultura è frequentata dallo zarro. la terrazza dal trendy radical chic. l'aula magna dall'indie-snob.

la serata si apre sulla terrazza con prefuse73, americani, bravi ma non strepitosi. ci portiamo quindi in sala cultura, dove suona pinch, giovane dj londinese. la sala è ancora semivuota, ma i ritmi caldi, rotondi, lenti, profondi smuovono qualcosa nelle viscere che movimenta il corpo in autonomia. man mano che la sala si riempie, pinch aumenta i battiti raggadub, aggiunge suoni con una maestria impressionante, amalgamando momenti anche molto diversi, ma sempre con un mood basso e profondo. la sala si riempie, e ci ritroviamo a ballare.

lo zarro, frequentatore principale della sala cultura, si muove ma non è soddisfatto. gli indie-snob invece si. lo zarro si muove, cannottierato, nel branco costituito da uomini e un paio di donne, portando con se bottiglie di plastica piene di...che? boh. mentre pinch suona, lo zarro balla, ma col passare del tempo vuole di più, più vibrazioni. i ragazzi si fanno le foto e i video coi telefonini. " ao', stasera c'avemo tutto...cocaina...chetamina...pasticche...", urlano ridendo.

ci spostiamo in aula magna, regno dell'indie-snob, dove suona un trio incredibile composto dal cantante dei with love, dal chitarrista dei sunn o))), e da un tizio che svalvola sul mixer. ci accoglie un muro si suono drone. il pubblico è completamente alienato. io stesso dopo un quarto d'ora, comincio a non fare più caso al volume allucinante, all'unica nota drone che continua sempre più distorta, e quasi mi addormento, mentre un tipo con una tunica nera, urla con voce distrorta. mi portano via a braccia.

di nuovo in sala cultura e ancora pinch. la sala è quasi piena, lo zarro si surriscalda e comincia a urlare. pinch si fa dare il cambio dai cobblestone jazz, strepitoso duo canadese che ricorda da vicino i chemical brothers, ma più evoluti.

lo zarro comincia a sentirsi più a suo agio.

i ritmi diventano più veloci, gli stop-and-go sono esaltanti; come ai tempi in cui frequentavo (a volte) l'ultimo impero, comincio a cercare di copiare lo zarro che balla. la musica è ottima, i cj sono proprio bravi.

lo zarro comincia a mettersi a torso nudo. le urla da stadio si fanno più alte. gli indie-snob cominciano ad allontanarsi dalla sala cultura (compresi noi), perchè il dj del ministry of sound che attacca dopo i cj è, veramente, troppo coatto.

ci riportiamo in aula magna dove suonano i caribou. gli indie-snob sono in esaltazione, e a noi piacciono pure. certo, dopo un po', il gioco di percussioni alla animal collective diventa du'palle, però sono bravi.

si sono fatte le 3. abbiamo ballato con gli zarri. abbiamo fatto gli indie-snob. ci manca di ascoltate i no age, duo pazzesco, sfortunati per via dell'audio pessimo. si sono fatte le 4.

ci riportiamo in zona sala cultura. lo zarro ormai imperversa e si è lasciato andare a ogni tipo di attività: rovesciamento della spazzatura, sbocco, ecc. il dj che suona è sempre più coatto, ma lo zarro è felice, sa che andrà avanti fino alle 6.

forse in noi prevale la percentuale indie-snob su quella coatta, quindi, ci avviamo verso casa.

però, la serata è stata bella. l'allestimento degli spazi e la qualità dei dj che hanno suonato fino alle 2, rendono il festival, se così può chiamarsi, un evento di livello europeo, se non modiale, con nulla da invidiare al sonar di barcellona. dopo le 2 la situazione ibiza, per i miei gusti, prende troppo il sopravvento, ma comunque è divertente.

chi può, stasera ci faccia un salto. anche solo per sentire murcof in aula magna, un nuovo compositore di musica che fra qualche decennio si chiamerà "classica".

sono proprio un indie-snob.


9.5.08

quanto è gnocca la carfagna...

scusate ma mi scappa e non la posso trattenere:

quanto è gnocca la carfagna?? lo dice anche la bild, austero giornale tedesco: abbiamo la ministra più figa del mondo!

dopo anni di gavetta a la domenica del villaggio con il mitico davide mengacci e una meravigliosa campagna elettorale soprattutto in campania, mara carfagna assurge al quirinale e illumina il nuovo consiglio dei ministri del berlusconi quater.

bella come il sole, incarna perfettamente quello che un ministero delle pari oppurtunità deve rappresentare: la gnocca. la gnocca può giustamente arrivare dappertutto e fare carriera. da uomini e donne alla presidenza del consiglio.

perfetta nella retorica neo-fascista che si respira in questo momento in italia: via gli immigrati, deregulation (cioè, voglio fare un po' come cazzo mi pare) e GNOCCA AL POTERE, ma solo per fare quello che dice silvio.

la melandri era carina e andava a fare le feste a casa di briatore a malindi. la carfagna, finalmente una stragnocca in cdm, che perle ci regalerà? non vedo l'ora...

silvio la vuole sposare, veronica si infuria, silvio secondo me una botta gliela ha data....

due video, potete guardarne anche solo pochi secondi, sul prima e dopo la cura di campagna elettorale del ministro carfagna. sopra, su rete4, sotto, ad arezzo in campagna elettorale. non inserisco le foto di lei nuda che si trovano comodamente su google. non svenite.

7.5.08

nazirock

per rispondere anche a tutti i commenti del post scritto dopo l'elezione di alemanno a sindaco di roma, consiglio vivamente di vedere il documentario di claudio lazzaro nazirock.

si tratta di una esposizione di immagini, poco commentata dall'autore, di un raduno di forza nuova intorno a ragazzi che suonano musica politica di estrema destra.

qualcuno dirà: bè, la banda bassotti o i fratelli di soledad nei csa degli anni 90 (ora di csa non ne esistono quasi più) erano più o meno la stessa cosa. no. cioè, sì, si pogava, ma i testi non inneggiavano alla violenza, all'offesa, allo scontro allo stadio. qui stiamo parlando di revisionisti, di gente che non riconosce l'olocausto, di ragazzi che inneggiano al duce e alla violenza contro i comunisti, che pensano che hitler abbia fatto degli errori ma era un grande statista.

come sempre, non sono nè psichiatra nè sociologo, quindi non faccio commenti, se non quello che secondo me questi qui hanno dei problemi. si pesca nell'antipolitica, ma le soluzioni sono violente, razziste, fasciste.

aggiungo qui sotto un altro video sempre tratto da nazirock.

questo è un messaggio più sottile da percepire. ed è la risposta che darei proprio a quel post sul fascismo "strisciante". quanti sono i fascisti che votano pdl? i fanatici sono relativamente pochi, ma quanti sono quelli nascosti dietro una parvenza ipocrita di democraticità, che poi ce l'hanno con gli ebrei, con i negri, ecc. che rivogliono un duce, che inneggiano alla violenza per risolvere i problemi. il capolavoro politico del pdl è di aver imbarcato e sdoganato questa gente. alemanno sindaco di roma, con le celtiche in piazza del campidoglio e piazza venezia, rappresenta e viene da questa gente qui e rappresenta anche quei meravigliosi fanatici fascisti.

secondo me sono tanti. e, mi ripeto, io ho paura.

ora capisco la necessità della destra di autoimporsi come modello culturale dopo anni, secondo loro, di giusta, secondo me, marginalizzazione. ora il fenomeno, che è culturale, strisciante, incontrollabile, si espande. a nessuno gliene fotte nulla del passato, è vecchio. il nuovo è questo. il nuovo fascismo di cui parliamo e non riusciamo a combattere dal 1994. eccolo qui.

a differenza delle altre volte, questa volta sente una legittimazione culturale da parte del Paese. quelli che vanno al concerto del primo maggio sono in larga parte gli stessi che vedono amici. sono saltate definitivamente le categorie, e il nuovo fascismo, incontrastato, anzi favorito da una sinistra inesistente e un centro che gioca sullo stesso piano, dilaga.

ripeto ancora una volta, ho paura.

1.5.08

bugo - contatti

La discografia italiana dovrebbe credere molto di più in un artista come Bugo. Il suo talento, la sua ispirazione, i suoi testi stralunati, lo fanno essere l’erede più convincente di artisti come Rino Gaetano e, attenzione attenzione, Lucio Battisti. Considerato da molti il Beck italiano, il suo Contatti è un gioiello di ritmo, sperimentazione, groove psichedelico, con innesti elettronici che lo portano al limite della dance, fino a un rap all’italiana che non ha nulla da invidiare ad altri artisti che dovrebbero essere “specializzati”. Il disco è divertente, orecchiabile e vaga, ubriaco, tra i generi. Indefinibile ma riconoscibilissimo, dotato di un umorismo nonsense che lo rende unico nel panorama nazionale, Bugo incarna l’immagine dell’alieno, dello straniero nella sua nazione, uno che apparentemente non sa dove si trova, ma che in realtà lo sa benissimo. Al di fuori dei “salotti buoni” della musica italiana, dove meriterebbe di stare, come un freak si aggira portando la sua musica, che non ha etichette underground, ma è, semplicemente, pop. Mai chiamato alle feste del primo maggio dei “salotti buoni”, mai stato a Sanremo (qualcuno dice che meriterebbe di vincere), questo folletto ci diverte e ci racconta di noi in modo trasognato, sfottendo il luogo comune, giocando con i suoni, come un bambino indisciplinato e geniale, che, con i capelli disordinati, ci fa il verso e i dispetti.

ps. il video è del pezzo c'è crisi



28.4.08

il capolavoro di veltroni


questa immagine sventolava in campidoglio, insieme a bandiere con croci celtiche e saluti fascisti (tutto visto coi miei occhi in piazza venezia).

dopo avere concesso la vittoria a berlusconi e distrutto la sinistra, veltroni, con molti complici, consegna la città di roma a gianni alemanno.


lo sapevo. lo sentivo, anche se, sotto sotto, speravo che alla fine rutelli (RUTELLI, IO ODIO RUTELLI) ce l'avrebbe fatta.

mentre per strada i taxi strombazzano per festeggiare come se avesse vinto la lazio (che peraltro ha preso 5 pappine ieri dalla juve...), una lacrima di sconforto scende calda e casca sulla tastiera del pc.

veltroni, con mossa suicida, ha completato il quadro nel peggiore dei modi, con un ritratto meraviglioso, firmato a quattro mani con rutelli, e sostenuto da quei cadaveri del pd, che rappresenta la camicia nera di alemanno.

prima ha fatto il patto con silvio. non ha preso neanche un voto al centro e ha massacrato la sinistra, e avoglia a dire "meno male che ci siamo liberati dei partitini". non diciamo stronzate: siamo un paese senza sinistra, nessun altro in europa è nelle nostre condizioni.

avrà qualcosa in cambio, uolter? staremo a vedere. il lavoro sporco lo ha fatto, però. e forse inconsapevolmente, perchè l'uomo è, secondo me, scemo.

poi, ha puntato la politica lobbystica e clientelare di roma sulle notti bianche e le feste, inutili, del cinema, lasciando una classe di dirigenza amministrativa allo sbando, candidando quell'altro coglione di rutelli che ha continuato a farfugliare stronzate per tutta la campagna elettorale, passeggiare con blair e mandare in tv la palombelli, mentre alemanno era in città, da tutte le parti.

alemanno è fascista. un vero fascista, con tanto di celtica al collo. io ho paura.

se io fossi nello staff del pd, farei di tutto per cacciare veltroni, d'alema, fassino, e tutta la solita casta di dirigenti. tutti a casa se ne devono andare. lo hanno capito o no quanto siano distanti dal paese?

ripeto: non si tratta di alternanza, si tratta di distruzione di un sistema avvelenato.

tempi sempre più terribili ci aspettano.

bondi ministro della cultura.


sebastien tellier - sexuality


Lo hanno definito “porno-soul”...ed effettivamente gli stacchi electro-soul di Sebastien Tellier rendono esplicito lo stesso titolo del suo nuovo lavoro, Sexuality, già esplicito di per sè: si sente forte la carica afrodisiaco-erotica di questo sound, neo-pop-soul. Il francese raccoglie in qualche modo un’eredità che arriva da Serge Gainsbourg, la immerge in un rimasuglio pop quasi anni 80 e si infila nella direttrice che si avvicina ai connazionali Daft Punk, con meno ispirazione dance e più carica cantautoriale. Ne esce una miscela sexy, ammiccante, orgasmica e quasi danzereccia, molto legata a un suono synth-pop vecchio stile, che regala un emozionante climax emotivo. Come in un approccio amoroso, si parte dai preliminari, con tastiere electro-pop accattivanti, per poi procedere sempre più verso la sintesi musicale di un rapporto sessuale tra uomo e donna, insieme a un eccitante brivido amoroso. Le tastiere guidano il ritmo dello chansonnier francese e ci portano per mano in un mondo di sospiri, gemiti, voci sussurate. Un Marvin Gaye con un tocco da francese contemporaneo. Un Barry White bianco, senza la profondità della voce e con una pulsazione incandescente tutta europea. Un disco di soul europeo, da mettere nel lettore in una serata a due, quando, lontano, arriva il tramonto, e i corpi di un uomo e una donna si fondono nella musica del rapporto. Dedicato a tutte le donne del mondo.

il video è di sexual sportswear.

portishead - third

Mamma mia ritornano i Portishead! Quando l’ho scoperto, mi sono spaventato da morire. Spesso queste rentrèes sono tristi, ripetitive, manieriste. Mai avrei voluto ascoltare un nuovo lavoro dei Portishead invecchiati e rimasti legati a un’idea musicale di 10 anni fa. Chi può dimenticare cosa rappresentò Dummy nel 1994? Quel mix incadescente di jazz, hip-hop, dub, che poi venne battezzato frettolosamente trip-hop, senza considerare che si trattava di ben più che un movimento temporaneo; ma era una linea musicale nuova, che avrebbe influenzato la musica inglese e non, a partire dai Massive Attack, passando per Tricky; e che affonda le radici in musiche cinematografiche portandoci fuori dallo spazio definibile. Third è il nuovo lavoro. Non è questo un disco che rivoluziona il futuro della musica, ma è complesso e inaspettato da musicisti come i Portishead. Rimane l’elemento downtempo, che caratterizza la ritmica, fondamento del disco, e la spettrale voce di Beth Gibbons, unico vero legame con Dummy e il passato. Per il resto, Third spazia in mille universi paralleli. Rimane la cupezza di fondo dei suoni che sono però vari, poco prevedibili e “suonati” con tanto di chitarre. Spiazzano, i Portishead. Saltano tra i generi, dal folk all’industrial dark, mescolano, sperimentano, guidati dalla Gibbons, che cuce come una raffinata sarta i vari tessuti musicali. Un grande e piacevole ritorno.

il video è di machine gun.

26.4.08

il 25 aprile

...è passato.

come nel 2001, anche questo ha un significato particolare.

alemanno rischia di essere il nuovo sindaco di roma, e per quanto io odi "er piacione" rutelli, non posso permettere che un fascista, con croce celtica al petto, incarcerato per molotov lanciate contro l'ambasciata sovietica, per aver menato a manganellate degli studenti, prenda possesso della città, dopo avere annunciato di voler costruire uno stadio nuovo per la lazio .

berlusconi riciccia fuori i ragazzi di salò. il clima è, di nuovo, da sudamerica.

ieri è stata una giornata importante: a torino il v2-day ha visto 120.000 presenze. ancora una volta dico: possibile che l'unico a parlare un linguaggio veramente nuovo sia un comico, un attore?

eppure è proprio così. cose nuove, una lingua nuova, un pensiero nuovo. nuovo per l'italia, contemporaneo per l'europa. con tutti i difetti che ha l'europa.

resistenza, sempre. anti-fascismo, sempre. ma innovazione. pensare al futuro, radicando le idee nel passato.

ma noi abbiamo gasparri. e riotta.

lo so, è un post grillino. ma che ci devo fare? ora torno a parlare di musica.

22.4.08

il post numero 200

questo è il post 201.

quasi non ci credo che ho scritto 200 post. come se fossero 200 pagine di roba, sai che coglioni a leggersela tutta...pensavo che dopo un po' mi sarei rotto le palle, e invece, continuo imperterrito a scrivere per lo più cazzate. oh, mi diverto.

qualcuno dice che i blog sono da egocentrici, da narcisisti, sono roba autoreferenziale. secondo me è vero, ma è solo parte della verità complessiva.

cerco di giustificarmi.

sicuramente io metto una bella dose di quella roba: parlo di me, molto spesso; delle mie impressioni sulle cose.

ma quello che mi piace di più, oltre a soddisfare la mia esigenza di esposizione egocentrica, è che un gruppo di amici mi legga. soprattutto quelli che non vedo mai, per motivi di vario genere. e mi fa piacere che commentino. magari non postano, ma mi scrivono mail, a volte mi chiamano.

mi piace che si crei una micro-comunità di persone che chiaccherano da lontano.

poi mi faccio anche le pippe mentali, per carità. ma che male c'é? che male c'è se dico la mia su silvio e uolter, o sul grande fratello, o su un film o uno spettacolo che ho visto?

vabbè. sto mese, aprile 2008, ci avviciniamo alle 1.000 visite ricevute sul blog, un record! mi diverte da morire sta cosa. oltre 300 visite in più rispetto allo scorso mese, oltre 200 visitatori unici assoluti in più!

sono piccole soddisfazioni. sono piccole seghe egocentriche. perdonatemi.

20.4.08

speed the plow - con kevin spacey e jeff goldblum

a londra ci sono 5 gradi, ma sembra che solo io me ne accorga. sono bardato come totò che arriva a milano, colbacco compreso.
gli inglesi, ma soprattutto le inglesi se ne fottono: anzi, fa un bel calduccio, perchè non cominciare a mettersi le maniche corte e la minigonna? risultato: questi pazzi vanno in giro senza calze, scosciate, con canottierine estive, magliettine trasparenti e giacchette inesistenti. ci sono 5 gradi, davvero. fa un freddo cane. e, indovina un po'?, piove.

nonostante le condizioni atmosferiche per me quasi proibitive, abbiamo deciso di spararci la fila per i return tickets per speed-the-plow, commedia di mamet, interpretata all'old vic da kevin spacey e jeff goldblum. ks è anche il direttore artistico dell'old vic.

i return tickets sono i biglietti di quelli che rinunciano allo spettacolo. le possibilità sono minime dato che è sabato sera, lo spettacolo è stra-esaurito ed è la penultima settimana di rappresentazioni. siamo determinati.

cosa significhi speed-the-plow esattamente non lo so. e non lo ho scoperto. o capito. letteralmente vuol dire "velocizzare l'aratro"...ma non credo sia la traduzione esatta. è anche una forma di "in bocca al lupo" usata dai contadini inglesi o americani...

2 ore di cazzo di coda, con un freddo da montagna, ma finalmente abbiamo i biglietti in mano, anche buoni. anche a broadway, per spamalot e the producers andò così. e faceva sempre un cazzo di freddo. il freddo porta bene.

sono contentissimo, le guance sono irritate dal freddo, mi pare di aver sciato tutto il giorno.

ks ha in mano l'old vic da un anno o poco più. ha prodotto cose molto belle, tra cui la versione teatrale di tutto su mia madre di almodovar. è previsto per il prossimo anno un amleto con jude law e la regia di kenneth branagh. questo è il primo spettacolo in cui lui recita dentro. e si tratta di un testo non rappresentato dal 1988. vent'anni.

jg è la mosca. mamma mia quel film mi fece un'impressione allucinante. anche ieri sera, mentre lo guardavo recitare in maniera così brillante e ritmata, mi aspettavo che gli cascasse il naso o un orecchio. minchia.

entriamo, e il teatro non è grande. mi consolo, perchè le poltrone sono scomode e i cessi fanno schifo, come in italia.

come al solito, non racconto la trama.

quello che vi posso dire è che è stata un'esperienza.

ks e jg sono due mattatori. ks è un mostro di bravura. grande sintonia tra i due, anche la parte femminile carina. il testo non è dei migliori di mamet, ma i due sono giganti. glengarry glenn ross è meglio, per capirci. comunque buono.

un'ora e mezza passa in una volata. il ritmo è forsennato. la recitazione così diversa da quella europea. così esteriore, così carica, quasi troppo gigioneggiante. ma mai fastidiosa. bravi bravi bravi. soprattutto ks tira fuori un'energia violentissima.

e vedere due attori così, due specie di miti hollywoodiani, fa quasi paura. avevo qualche pregiudizio, pensavo non avessero idea di cosa fosse un palcosenico. avevo visto christian slater in un adattamento di qualcuno volò sul nido del cuculo, ed ero rimasto molto deluso. questi il palcoscenico se lo mangiano.
tutto fuori, niente sottotesti, personaggi chiarissimi e ben delineati.

due buttafuori teatrali impediscono che si scattino foto alle due star, anche durante la standing ovation finale (oh, ma sti anglo-americani fanno sempre standing ovation).

2 ore al gelo, ma ne è valsa la pena. bella serata.

18.4.08

parigi-torino-londra

è un periodo così, di viaggio.

scrivo questo post da una londra piovosa e fredda, gotica e lugubre come non me la ricordavo. from hell.

la settimana scorsa mentre camminavo per parigi pensavo che le due città in fondo si somigliano. ed effettivamente è abbastanza così. con delle differenze sostanziali, naturalmente.

londra è più nordica. parigi più "europea". londra subisce l'influenza di stare su un'isola: i londinesi, gli inglesi, sembrano un po' matti. quando mi guardo in giro, osservo i loro visi, mi viene in mente highlander. mi vengono in mente i barbari medievali. mi vengono in mente baccanali orgiastici, e robin hood. l'immigrazione ha fatto diventare londra una città multiculturale, sufficientemente integrata. ma quell'atmosfera dark, ottocentesca, industriale, da jack lo squartatore la mantiene.

parigi è fighetta. leccata. chic. londra è trendy. ma sotto ha un cuore marcio.

parigi è pulita, e ci sono gli insopportabili parigini. anche se, la breve passeggiata che ho fatto la settimana scorsa mi ha rivelato finalmente un pizzico di banlieu. prima non avevo mai visto questo aspetto. l'unica cosa che era evidente, vagando per la rive gauche, era che un gruppo di fighetti alla the dreamers di bertolucci avevano fatto il '68. ora, si moltiplicano gli immigrati a vista d'occhio, e la città mostra un nuovo, reale sottoproletariato urbano. scoppiano le periferie, e si sente. le vetrine chic sono quasi ormai meno evidenti dei kebabbari. il marcio che trasuda londra a parigi non lo sento. a parigi c'è forse una nuova lotta di classe. a londra un lato oscuro, che mi affascina.

a londra, i baccanali medievali si trasformano nel night-clubbing. ascoltate burial mentre siete qui, e sbroccate.

a parigi parlano una lingua insopportabile. non mi piace il francese! adoro l'accento sguaiato inglese, di londra.

in tutto ciò ci infilo torino. fighetta come parigi, ma dark come londra. una città magica come londra, una città con mille contraddizioni e una nuova lotta di classe come parigi. una città di frontiera, provinciale, come non è nè londra nè parigi. una città con un cuore marcio che pulsa per la confluenza di tre fiumi. una città piena di verde e sole in primavera, quando il valentino sprigiona quel profumo di erba tenera ovunque. contraddizioni e persone che rendono torino una città geniale.

l'unica altra città dove potrei vivere in italia è torino.

ma forse è venuto il tempo di metter in atto quello che dico da 10 anni e non ho mai fatto: andarsene, almeno per un po'.

16.4.08

la breve favolosa vita di oscar wao - junot diaz

prendi garcia marquez oppure vargas llosa, aggiungi un po' di tolkien, spolveri con dc comics e dungeons&dragons, mescoli tutto con ugly betty e ottieni questo libro di junot diaz, vincitore del premio pulitzer 2008 per la letteratura.

scrittura adrenalinica, melodramma, dialoghi da fumetto, atmosfere da telenovela caraibica, impegno civile anti-dittatoriale, saga familiare; tutto insieme per un romanzo originalissimo, divertente e commovente. si piange di brutto. e si ride di brutto.

la lingua anglo-ispanica da dominicano emigrato negli stati uniti ne fa un libro che, un po' come giochi sacri di vikram chandra, è la rappresentazione di un mondo che si integra e si ghettizza allo stesso tempo.

se in giochi sacri c'era il giallo, l'hard-boiled, bollywood, john woo insieme a un tocco di induismo noir, qui c'è una sorta di fantasy antilliano (come si dice nel libro,"cosa c'è di più fantasy di vivere alle antille?"), un gioco di ruolo con almodovar in versione etero come dungeon master, la rivincita dei nerd in salsa ispanico-caraibica.

junot diaz è un dominicano trapiantato in new jersey come il protagonista. e come il protagonista è cresciuto, come tutti quelli nati nei primi 70, con star trek, marvel e un botto di tolkien.

è un libro particolarissimo, senza fiato, da leggere in una notte. bellissimo. commovente.


15.4.08

ground zero

ground zero. questa è la prima immagine che mi viene in mente pensando alle elezioni politiche 2008, ovvero l'assasinio dell'italia, e la consegna del paese di nuovo in mano a silvio berlusconi, per l'ennesima volta, come se le precedenti esperienze non fossero state sufficienti per mostrare quello che l'uomo sa fare. ce lo meritiamo, come alberto sordi. siamo un paese di destra, populista, cattolico in apparenza, fascista in apparenza, fondamentalmente democristiano.
molti sono gli spunti di riflessione, ed elaborare una sconfitta così pesante, anche se non del tutto inaspettata, sarà dura. trovare le motivazioni per rimanere in italia, sarà ancora più dura.

l'affluenza alle urne. sembrava che ci dovesse essere un calo allarmante dell'affluenza. un fisiologico 3% dopo solo 2 anni dalle ultime votazioni non è invece affatto drammatico. la cosa drammatica è che quel 3% è incuneato in quel lieve crepaccio tra il pd e la sa. un 3% di non votanti di sinistra che hanno pesato non poco in quello che è stato lo tsunami che ha spazzato via la sinistra in italia.

il fallimento di veltroni. veltroni fallisce, ed è evidente. voleva sfondare al centro ma non ce l'ha fatta. ha preso in lista uomini tipo colaninno e calearo per andare a pescare in un' ipotesi di partito riformista che fallisce miseramente. tutti sapevano che avrebbe perso, nonostante le sue dichiarazioni ottimiste di straordinaria rimonta. ma perdere con 9 punti di distacco significa avere sbagliato. il pd, dunque, non conquista neanche un voto al centro, ne conquista molti a sinistra. il pd ha il "merito", per chi ce lo vede, di avere definitivamente fatto fuori la sinistra di alternativa in italia (anticipiamo un problema: quale alternativa ha proposto la sa??). il giochetto del voto utile ha funzionato a sinistra, per nulla al centro. veltroni ha, secondo me consapevolmente, dato l'italia in mano a berlusconi. sapeva che avrebbe perso, sapeva che avrebbe distrutto la sinistra, ha fatto il lavoro sporco e ora si aspetterà qualcosa in cambio da sb. vedremo cosa sarà.

la distruzione della sinistra e la gloria della lega. due facce della stessa medaglia, diceva stanotte bertinotti. sono perfettamente d'accordo. anche qui, si sapeva che sa non avrebbe fatto un grande risultato, ma la scomparsa della sinistra pura dal parlamento non se l'aspettava nessuno. io penso che non sia un bene. anche se penso che di errori ne sono stati fatti tantissimi. il primo, essere stati nel governo prodi senza ottenere nulla. essersi venduti per una presidenza della camera. parlare un linguaggio vecchio su tutti i temi, in particolare su quello del mondo del lavoro. allontanarsi dalla base sociale in cui era radicata la sinistra. e in quella base va a stravincere la lega, che è la vera protagonista di queste elezioni. prende i lavoratori del nord. prende spazi impressionanti ovunque, il 22% in lombardia. il 7% in emilia romagna, contro il 3% della sa. impressionante anche in aree non tradizionalmente vicine alla lega. perchè? io questo, bene bene, non lo so. voto di protesta? non solo. voto per la novità? e quale novità? il federalismo fiscale? può essere. sta di fatto che le periferie, i lavoratori, i piccolo-medio borghesi, al nord, plebiscitariamente, hanno scelto il partito di bossi. da capire. quello che è certo è che la sinistra extraparlamentare, come negli anni 70, dovrà riflettere profondamente sul suo futuro, e sul linguaggio che parla ai lavoratori, ai giovani...io non ho ricette, ma il linguaggio attuale è fuori dal tempo.

berlusconi e fini. il pdl dunque di nuovo in maggioranza. ma a guardare bene: il pdl prende solo il 2/3% in più della somma dei due partiti del 2006. la differenza quella vera, la fa la lega, con un 10% a livello nazionale che fa spavento. vedremo cosa succederà.

il futuro. berlusconi premier, letta vicepremier, fini presidente della camera, frattini agli esteri, tremonti all'economia, sgarbi alla cultura...ecco il nostro futuro. per chi sta all'estero da ormai molto tempo non sarà facile capire. non si tratta di alternanza. l'impresentabile governo prodi ha fatto il danno, quindi tocca alla destra. purtroppo non è solo questo. sono le persone con cui, chi lavora e vive in italia, dovrà avere a che fare. l'atmosfera da paese sudamericano. l'atteggiamento arrogante (non che i pdiini non ce l'abbiano, ma ammettiamolo, è un po' meglio). per non parlare della politica che faranno e che ci riporterà sul baratro.

propongo l'immagine della neo-ministra della difesa spagnola, carmen chacon, 37 anni, incinta, come quella che sintetizza tutto quello che vorrei vedere in un paese moderno, civile, progressista. e invece ci tocca scajola insieme a martino.

questa volta, e ora seriamente, tocca pensare all'emigrazione. spagna, svizzera, olanda, germania? tutto è meglio di questa fogna.

14.4.08

svizzera


La Svizzera (in tedesco Schweiz, in francese Suisse, in romancio Svizra) è uno Stato dell'Europa centrale.

Confina a nord con la Germania per 345,7 km, a est con il Liechtenstein per 41,1 km e l'Austria per 165,1 km, a sud con l'Italia per 734,2 km e a ovest con la Francia per 571,8 km. La lunghezza totale dei confini nazionali è quindi di 1857,9 km.

Il suo nome ufficiale è Confederazione Svizzera (in tedesco Schweizerische Eidgenossenschaft, in francese Confédération suisse, in romancio Confederaziun svizra; in latino Confœderatio Helvetica, da cui la sigla CH). La capitale federale è Berna, che è anche capitale dell'omonimo cantone.

SALUTI A TUTTI. io parto.

harry potter e i doni della morte

non scrivo quasi mai di libri.

è perchè leggo un decimo di quello che leggevo qualche anno fa.

non leggo perchè lavoro. e il lavoro non si concilia con la lettura.

mi ero abituato a leggere la saga di harry potter a natale. questa volta no.

ma chissenefotte di ste premesse.

mi sono letto sto nuovo harry potter, e per una volta volevo parlare di libri.

capisco che parlare di libri parlando di harry potter è come parlare di zelig per parlare di comicità intelligente; però mi va.

e alla fine il libro non è male.

impossibile leggerlo senza conoscere almeno i due libri precedenti. in particolare, il principe mezzosangue. ho dovuto andare a riprendermelo pure io, perchè, effettivamente, è di quei libri che leggi e poi ti scordi immediatamente. mi sono appoggiato a wikipedia e ho ricostruito cosa minchia era successo prima.

una volta entrati nel meccanismo, però, il libro non è male, ha due o tre colpi di scena divertenti. finisce in modo intelligente e, soprattutto, diventa sempre più epico. la battaglia tra i mangiamorte e l'ordine della fenice diventa uno scontro alla signore degli anelli, senza raggiungere le vette della letteratura di tolkien mai, neanche per un istante. ma di certo la rowling, già prese le distanze da tempo dalla letteratura per bambini, tenta il salto di qualità. non le riesce fino in fondo, ma ci prova.

il maghetto non è simpatico per niente. è un personaggio abbastanza fastidioso: jkr tenta di farlo essere eroe, o antieroe, ne fa un personaggetto sfigato, antipatico, saccente...il bello non è lui. il bello è tutto il resto, tutta la fantasia di un mondo che nasce da una visione immaginifica dell'autrice.

è innegabile che il mondo di maghi, streghe, incantesimi, foreste incantate, giganti, draghi sia affascinante e divertente. a parte per chi odia i maghi e il fantasy.

e poi, i doni della morte mi pare un titolo così contemporaneo per l'italia...

6.4.08

meno male che silvio c'è - parte 2a


intervista al tizio che ha scritto la canzone.

silvio con accanto un bambino down.

che paura.

5.4.08

io amo tiziano


uno dei più grandi cantautori italiani.

nato dal karaoke di fiorello.

pesava 111 kg. poi si è risucchiato.

ha reinventato il pop italiano.

le sue canzoni sono genrazionali e inquadrano perfettamente l'epoca in cui viviamo.

viva tiziano.

e viva i gialappi.

2.4.08

non ci sono più le mezze stagioni


i luoghi comuni distruggono la mente dell'uomo.

tranne che quando li dice il trio.

scordate quella trasmissione patetica che è stata in tv fino a qualche giorno fa, e godetevi il trio, quello vero.

cult.

la trilogia della villeggiatura - regia toni servillo


qualche tempo fa, in un commento a un mio post su ronconi, qualcuno mi chiedeva che tipo di teatro mi piacesse vedere.

ecco, la trilogia della villeggiatura è un tipo di teatro che mi piace vedere.

questo spettacolo è una lezione su come fare il teatro "di tradizione" in modo contemporaneo. d'altronde, la stessa lezione servillo la aveva data con sabato, domenica e lunedì di eduardo, se vogliamo considerare eduardo teatro "di tradizione". e poi anche con marivaux.

qui, ci si scontra però con un testo italiano. di 300 anni fa. il livello di difficoltà per chi interpreta e fa la regia, sale.

la lingua e l'interpretazione sono le due cose più interessanti dello spettacolo. quindi il ritmo e l'allestimento. la recitazione svecchia la lingua. l'interpretazione contemporaneizza gli atteggiamenti dei personaggi.

è uno spettacolo tarato sul comico, quindi si ride, e molto. tutta la compagnia, folta, numerosa (beato il piccolo di milano che ha tutti i soldi del mondo, e chissà adesso con l'expo), funziona come una macchina da guerra. ciascuno ha i suoi momenti.

le donne, che guidano il gioco, sono strepitose, adorabili stronze. gli uomini variano dall'alloccaggine al rincoglionimento...va fatta una menzione per tommaso ragno, che di solito mi piace pochissimo, ma che invece qui copia talmente bene carlo cecchi che funziona alla grande. e una menzione anche va naturalmente all'interpretazione di servillo, il più stronzo cinico di tutti, che con gli occhiali da sole tondi regala l'immagine migliore dello spettacolo.

si, perchè di cinismo borghese parla questo testo. è inutile che mi metta a fare il filologo goldoniano perchè non ne sarei capace. ma questa versione della trilogia rende così vicina a noi quella stronzaggine borghese, quella vita legata a rapporti umani apparenti, che goldoni si avvicina alla contemporaneità di fausto paravidino...(beh, non esageriamo...anche se la brevità comica delle battute di le smanie...e paravidino ne deve mangiare di polvere prima di arrivare a questo livello di drammaturgia). la vita rinchiusa dentro uno schema per cui bisogna sposarsi, bisogna avere quel vestito, bisogna andare in villeggiatura (vacanza) in quel posto è così vicina a noi, raccontata in questo modo, che, dico, magari un autore veramente contemporaneo e italiano sapesse tradurre in drammaturgia teatrale i vizi, le schifezze, i cinismi, le tenerezze anche del ceto borghese del 2000, che esiste ancora, molto forte.
l'amore che cede alle logiche razionali di casta. l'intellettualismo e l'attaccamento al denaro che deprimono ogni slancio emotivo. questo è goldoni. e questo rende servillo. in modo gradevolissimo e profondo.

il cinema italiano, in alcuni casi, rari, riesce a raccontarci questo tipo di storie. il teatro, no. perchè? domanda senza risposta.

uno spettacolo bellissimo.

1.4.08

se a chi dice che non sei normale...

...tu non piangere su quello che non sei...

perchè alla fine...

se il cuore batte forte dà vita a quella morte che vive dentro te...

questa ragazza ha vent'anni. ne dimostra 40.

questa ragazza canta parole senza senso.

canta anche ai matrimoni.

si è rifatta le tette. aveva una seconda abbondante ora ha una terza piena.

si è rifatta anche il naso e gli zigomi.

questa ragazza è l'ennesimo prodotto di un mondo da grande fratello e veline.

è un po' di plastica...

però...

io me la bomberei.

28.3.08

meno male che silvio c'è


per par condicio.

certo, silvio dà un tocco di genio trash che l'altro non ha. il gelataio che apre il video è fenomenale. così come il set di centraliniste da call center...

e poi questo è esilarante e ridicolo.

l'altro è ridicolo e triste, perchè dovrebbe rappresentare...ma che cosa?

ah, devo specificare che non si tratta di video taroccati da gente fanatica di youtube...SI TRATTA DI VIDEO UFFICIALI DELLA CAMPAGNA ELETTORALE. sia questo che quello del pd.

vaffanculo.

i'm pd

qualcuno mi può spiegare come si possa votare questa gente?

qualcuno mi può spiegare la differenza sostanziale tra l'approccio alla politica di silvio e uolter? forse la forma è diversa, ma la sostanza?

è possibile immaginare qualcosa di peggio di quello che sta accadendo in questo paese?

forza tibet.