29.11.08

i guns 'n roses

ho ascoltato chinese democracy dei guns 'n roses e una cosa appare evidente: sono pazzi.

ci hanno messo più di 10 anni per partorire un mostro. un disco inascoltabile.

urletti alla axl senza senso. tentativi di avvicinamento al già orrendo nu metal. assoli improbabili di slash rimasti legati a un passato morto e sepolto. ballate imbarazzanti.

e pensare che io, quando ero piccolo, ero un loro fan sfegatato. il primo disco in assoluto che ho comprato, in vinile, nel 1989, è proprio appetite for destruction: ancora adesso, se lo metto su, non posso fare a meno di cantarlo tutto a memoria a squarciagola.

comunque, simpatici non lo sono mai stati. gli eccessi da rock 'n roll band erano eccessivi. la trasformazione di axl col successo di use your illusion fu intollerabile, con quel kilt o quella gonna di pelle inguardabile. ma mi piacevano. erano rock.

mi piace ricordarmi quando cercavo di imparare l'attacco di sweet child 'o mine con la chitarra elettrica. il concerto allo stadio delle alpi.

mi piace ricordarli in quella situazione vintage hard rock, in cui bevevano e si drogavano.

ora non sono più niente, e questo disco lo dimostra.

ma io li voglio ricordare come nel video di sweet child 'o mine.

27.11.08

vladimir luxuria è il nostro/la nostra obama



in effetti, incarna l'uomo nuovo e contemporaneamente la donna nuova. metà obama, metà hillary.


se la nuova sinistra vuole partire da vladimir luxuria perchè ha vinto l'isola dei famosi, allora vuol dire che siamo lontani anni luce, ma milioni di anni luce, dalla creazione di un nuovo soggetto che possa dire qualcosa di sinistra in italia.


vladimir luxuria è una ragazza intelligente, sensata, simpatica.

ma come fa la sinistra a rinascere dalle ceneri di una sconfitta così pesante puntando sull'isola dei famosi?

sono esterrefatto.

obama nasce da un percorso politico preciso, da un cammino determinato, da parole ispirate, dal tentativo di riunire un popolo diviso.


vl, per quanto possa essere intelligente, sensata, simpatica, è una attrice, una donna di spettacolo, che ha fatto un percorso parlamentare quasi inesistente, e soprattutto, per non perdere popolarità, e soldi, è andata a partecipare all'isola dei famosi.

obama si è costruito il consenso sul web, con la rete, sfidando l'establishment esistente alla casa bianca (anche se ora sta costruendo un team di clintoniani, comunque meglio di bush o di quello che sarebbe stato mccain...). vl si costruisce un consenso nazionalpopolare all'italiana con simona ventura. siamo allo sfascio.

dove dobbiamo andare e come può venire in mente a qualcuno, da un giorno all'altro, così, dopo la vittoria all'isola dei famosi, che vl possa essere la donna e l'uomo giusto per guidare la sinistra verso una propria costruzione?

qual è il senso di dichiarazioni come quelle di ferrero?


vuol dire aver ceduto al ricatto di silvio. mettetevi sul piano di silvio, e silvio sarà sempre il vincitore. non tanto silvio in sè, quanto la sua filosofia, il suo approccio, la sua mentalità, arrogante, populista, peronista, televisiva, fintamente ottimista. è questo che vuole essere la nuova sinistra? io non sono dei loro.

non ho parole.

24.11.08

cinars 2008



cinars 2008 - conference international des artes scéniques. ecco cosa significa.

il cinars non è un festival. è una fiera. il festival punta a mostrare il lavoro artistico dei creativi. la fiera punta a vendere i prodotti artistici.

in nordamerica, l'atteggiamento verso lo spettacolo (e la cultura) è business. se questo sia un male e/o un bene, è molto complesso dirlo. tendenzialmente sono portato a pensare che sia un bene. ma anche no. cercherò di essere più chiaro fra poco.


comunque, dato che si tratta di business, il concetto di festival "all'europea" è piuttosto estraneo.
cinars raccoglie operatori da tutto il mondo. ci si incontra a montreal, quebec, e si instaurano rapporti, costruiscono progetti, ipotizzano coproduzioni internazionali. è un punto di incontro per operatori, non per artisti.

si vedono anche spettacoli, o meglio, showcases: piantati dentro un teatro si assiste a 4 spettacoli alla volta, in estratti da mezzora ciascuno. un grande mercato dello spettacolo dal vivo, danza, musica, circo, arti multidisciplinari, teatro, con tanto di stand per le compagnie che "espongono" i loro prodotti.

è la seconda volta che ci vado. e nella mia piccola esperienza, il business si conciliava molto bene con l'arte. era il 2004, anno di spettacoli strepitosi: dal cirque eloize a les 7 doigts de la main, da holy body tattoo a linda gaudreau, da la helene blackburn ai lemieux, a cabaret decadanse.

danza, circo e teatro si fondevano in una realtà nuova che dava origine a una forma spettacolare e artistica innovativa, inesistente in europa.

a 4 anni di distanza le cose sembrano cambiate molto. non tanto per l'impostazione business, che rimane imponente, ben organizzata, competente (gli incontri con i rappresentanti del ministero della cultura e degli affari esteri sono deprimenti per un italiano: due uffici preposti alla diffusione della cultura canadese nel mondo, ognuno con un proprio responsabile per ciascuna arte, danza, teatro e arti multidisciplinari - persone chiare e competenti...proprio come da noi). insomma, avanguardia organizzativa.

purtroppo, dal punto di vista culturale e creativo, invece, deve essere successo qualcosa di devastante, perchè, su 25 spettacoli visti, 3 soli erano degni di un minimo interesse, ma neanche così straordinari da preparare le condizioni di una "importazione".

i 3 erano i soliti cirque eloize, les 7 doigts de la main e la compagnie flak (danza). i primi poetici e teatrali (anche se un po' sempre la stessa pippa), i secondi dissacranti, pop, peccaminosi, divertenti, i terzi concettuali, avant-gard, emotivi ed emozionanti, di grande impatto visivo.

per il resto, ballerine cubane gnocche ma trash, racconti imbarazzanti provenienti dalla costa pacifica del canada (van-kong, come è chiamata vancouver per le recenti immigrazioni massicce dalla cina), circhi finto tecnologici, ballerini imbarazzanti.

cosa è successo? che il business abbia prevaricato l'aspetto artistico e culturale del cinars, che comunque più che altro porta artisti canadesi al cospetto del mondo, anche snob, della cultura spettacolare?

non mi sono ancora dato una risposta. non capisco.

è come se gli stati uniti nella loro versione più bassa e nazionalpopolare avessero invaso i cugini tendenzialmente più colti, più profondi, più "civili".

è come se la decadenza culturale ed economica dell'occidente degli ultimi 10 anni si fosse espansa ormai ovunque.

siamo all'apice della crisi economica mondiale, e le roccaforti della cultura vengono piano piano smantellate. abbattute e poi riedificate, altrove però. lontano dal nostro mondo.

l'europa segue questa devastazione politico-economica, e prima di tutto, dico io, culturale. salvo alcuni casi di eccellenza che mantengono salde delle certezze.

ma il futuro si costruisce ripartendo dalla cultura. cultura e scuola, dico, sono le due ancore di salvezza. una cultura, una scuola, che insegnino la diversità e il multiculturalismo. almeno riusciremo a mantenere il passo con i luoghi dove veramente si svolgerà tutto: india e cina. lo so, banale, ma è così.

occorre rivedere l'impostazione della divulgazione della cultura europea, e occidentale. occorre che gli artisti aprano gli occhi su quello che sta accadendo nella società contemporanea. bisogna guardare al medioriente, all'estremo oriente. bisogna recepire la trasformazione del mondo che sta avvenendo. tra poco, cultura occidentale, europea, nordamericana, sudamericana, cinese o indiana, non ci saranno più. ci sarà una cultura umana universale, che avrà dentro di sè tutti gli elementi di quello che erano le "identità nazionali".

solo la cultura, e alla base la scuola, possono guidare questa trasformazione in modo pacifico, e sano. dobbiamo capirlo noi, gli artisti, i politici, i cittadini.

ho divagato. pardon.

ma tutto ciò era per dire che il prossimo festival, o fiera, a cui andrò fuori dall'europa, sarà a shanghai, o a pechino, o mumbai.

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22.11.08

cosa dovevo ancora scoprire di montreal



le ginocchia di maiale stufate.

ecco la cosa principale che dovevo ancora scoprire a montreal.

sono finito in un locale mangereccio a plateau mont royal, la binerie, e mi sono seduto. bancone, personaggi strani. sembra un osteria. piccola, scura, di legno.

mi siedo al bancone e guardo il menu del giorno. il francese quebecchese è per me incomprensibile. pero vedo la parola ragout, che mi suona familiare, e boulette che potrebbero essere polpette e ordino.

mi arriva un piatto pieno di ossa e grasso, con purè e carote.

l istinto è quello violento. dalla bocca dello stomaco mi parte una contrazione fortissima, e penso, ora sbocco.

ma io sono uomo forte. e chiedo in un francese stentato, di che si tratta. il ciccione dall altra parte del bancone, in un francese altrettanto stentato mi risponde roba incomprensibile, ma capisco ginocchia, genoux...

splendido, penso. proprio quello che volevo mangiare. un bel paio di ginocchia di maiale col purè.

attacco il grasso, cazzo. oh, pero...buono...e la carne...tenera! insomma, mi sono sparato con gusto tutta la roba che c era nel piatto.

è un po come mangiare il pane ca meusa. buonissimo. d altronde, adoro le frattaglie.

insomma, bella esperienza. piatto tipico quebecchese, ginocchia.

20.11.08

w i canadien


una citta' intera nelle mani dei canadien.

tutti i negozi hanno in bella mostra o una bandiera o una sciarpa o una maglitta dei loro idoli.

è proprio l'hockey a farla da padrone a montreal. si menano, imprecano, cascano con violenza sulla lastra ghiacciata su cui corrono con i pattini.

è uno sport da duri, l'hockey. non c'è tregua. nel football americano o nel rugby i momenti di pausa sono piu' frequenti. nell'hockey il ritmo è ossessivo e violento. pochi schemi, molte mazzate. molta tecnica di pattini, molto sangue, molti denti che saltano. mi ricorda quello sport assurdo in quel film, rollerball, con james caan.

cio' che piu' colpisce pero' è la devozione di una intera città alla stessa squadra. ci sono solo i canadien. noi, abituati alle sfide campanilistiche infracittadine, rimaniamo colpiti dalla fedeltà religiosa di montreal.

non c'è plasma in giro per la città che non proietti una partita di hockey. in tv non si parla d'altro. giocano 4 volte la settimana, quindi è un continuo ossessivo martellamento mediatico hockeystico.

ma io non mi faccio influenzare, sono solido rispetto al tartassamento televisivo. ho vissuto in italia negli anni 80, ne so qualcosa.

la tv non mi influenza, il trash mi rimbalza addosso, non me ne frega niente.

ho fatto pero' un saltino in un negozio di sport. e mi sono comprato:

mazza da hockey
il disco da hockey
2 magliette, sciarpa e cappellino dei canadien
una maglietta originale della squadra, proprio quella per giocare
portachiavi con simbolo dei canadien
mutandoni rossi dei canadien
mutandoni dei canadien in versione blu
calzettoni rossi e blu dei canadien
protezioni originali da hockey per gli stinchi
caschetto dei canadien

speso: 600 dollari.

che me ne faccio?

se qualcuno mi viene a prendere lunedi' all' aeroporto lo capisce...

ma a me la tv e il martellamento pubblicitario mi rimbalzano.

11.11.08

dj rupture - uproots e dusk+blackdown - margins music

il suono delle città del mondo parte dalle strade. che sia rock and roll, che sia musica elettronica, che sia qualunque cosa, si parte dalla strada, dal basso, per fare della musica una cosa necessaria e urgente. forse questo capita per tutte le forme d'arte. per lo meno molto spesso.

la musica elettronica, ora fenomeno hi-tech diffuso in tutto il mondo, inizia dal basso. alcuni dei momenti più incredibili della storia della musica elettronica partono dalla strada, altri dalle stanzette chiuse di qualche ragazzino che si sente solo.

la strada, come la musica elettronica, assorbe suoni. e li ributta in faccia alla gente modificati. come la lingua. come gli odori delle metropoli.

non si fa altro che parlare di meticciato e di multiculturalismo. ecco, la musica elettronica esprime queste due parole in maniera chiara.

parlo di due dischi straordinari che spiegano questa mia introduzione.

uno arriva dagli usa, è quello di dj rupture, newyorchese, campione del mondo di mixaggi. è diventato famoso con alcune delle pagine più strepitose di una musica elettronica ariosa e aperta, che mischia reaggae, musica caraibica e sudamericana, soprattutto espressa in special gunpowder, suo disco più noto. con questo uproots, il focus risale alle radici, appunto, e, pur mantenendo l'interesse per il reaggae, inserisce suoni che arrivano dal nordafrica, voci islamiche, immagini sonore che corrono nel vento del deserto. un lavoro lungo, complesso, spaventosamente vario, interessantissimo e molto piacevole da ascoltare e da ballonzolare.

l'altro disco arriva invece da londra, che sembra essere in questo momento la città più forte nell'innovazione musicale in ambito elettronico. dopo i suoni postatomici dei bassifondi londinesi espressi da burial, dusk+blackdown, in margins music, la musica dei margini della società, ingloba le generazioni indiane e mediorientali che ormai hanno creato una realtà parallela (poco integrata?) e le risputa sottoforma di una musica magmatica, profonda, calda, inquietante, palpitante. sentitevi il pezzo con video che ho caricato qua sopra e capirete cosa voglia dire. io quando lo ascolto non riesco a stare fermo. c'è dentro il breakbeat, il dubstep, gli echi della musica caraibica, e poi, appunto, l'india, il medioriente.

il meticciato. che brutta parola. il mondo che cambia (avete visto i manifesti del pd con obama e sopra scritto "il mondo cambia"?...obama pare un candidato del pd...ma noi abbiamo veltroni...in italia obama non potrebbe manco votare...forse gli prenderebbero le impronte digitali...).

a me pare un mondo nuovo, che si esprime prima di tutto attraverso la cultura, musicale, letteraria (leggete vikram chandra, o junot diaz), teatrale (tranne che in italia).

mi piace così tanto.

5.11.08

president obama

il mio pensiero vola immediatamente a pianezza, dove vengono cuciti i pantaloni che indossa obama. e penso a quello scemo del mio amico che glieli cuce addosso con le sue manine e a quello che avrà pensato quando leggeva le proiezioni sull'indiana e la virginia questa notte.

probabilmente, nel concreto, cambierà poco nella presidenza obama. ma mentre scrivo questa riga, subito ci ripenso, e dico che il fatto che quest'uomo sia il presidente degli stati uniti è già un cambiamento epocale.

facile pensare, e dire, che sia normale. non è normale. è oltre. gli usa sono andati oltre ogni aspettativa.

obama non è nero. è americano. parla da americano, non da afro-americano. scavalca le pantere nere, che sono state polemiche con lui proprio per la sua eccessiva "debolezza" nell'esposizione del pride, orgoglio afro.

perchè tutti coloro che hanno sostenuto obama, anche in europa, sino ad ora, con questa vittoria si sentono così speranzosi? la parola hope è quella che circola di più in queste ore sul web.

da gennaio, obama dovrà fronteggiare il disastro economico del suo paese, i rapporti con l'iran, le guerre in iraq e afghanistan, le relazioni con l'asia e con l'africa (quest'ultima si aspetta molto da lui, in tema di nuovi rapporti, per lo meno). cosa farà?

io non lo so, non lo posso sapere.

ma cerco di immaginare: obama ha 43 anni, è giovane, un intellettuale, è bello, dinamico, sa parlare benissimo in pubblico, ha ricevuto accuse di socialismo (magari lo fosse, aggiungo io...). prescindendo dal fatto che è nero, da quello che pare, da quello che dice, potrebbe fare bene.

questa speranza, cos'è?

è qualcosa che sta sotto alla vicenda concreta delle cose da fare da presidente. è la realizzazione di un sogno multiculturale. cascano tutti i paradigmi razzisti su cui si sono formati gli usa. su cui ancora vive l'europa.

un meticcio, di padre africano, di madre bianca, che ha parenti su 3 continenti del mondo, rappresenta pienamente quello che sono gli stati uniti oggi. e quello che sta diventando tutto il mondo. è la fine dell'idea che l'identità nazionale sia legata alla razza. esiste solo la razza umana, diceva einstein.

la società contemporanea è multiculturale. è meticcia. tutto il resto, tutte le parole sull'immigrazione, sul relativismo che sarebbe cattivo, sono vane. non servono.

se negli usa si è esplicitata, finalmente, questa straordinaria ricchezza che deriva dalla differenza, allora la speranza, hope, è che questo possa avvenire ovunque. anche nella vecchia europa. anche in questo paese a brandelli che è l'italia. guidata da un semi-dittatore (meglio un dittatore vero!), nano, finto, settantenne, vecchio, come vecchi sono tutti coloro che hanno potere in questo paese.

ecco la speranza qual è.

e chi si chiede perchè obama abbia incantato mezzo mondo, pensi proprio a questo, a cosa rappresenta la sua figura meticcia: al superamento di uno status quo mondiale concretamente razzista, fondato sulla paura, sul potere fine a se stesso.

cosa farà, lo vedremo e lo giudicheremo. quello che ha fatto sin ad ora, cioè riqualificare la democrazia americana (e mondiale) attraverso, finalmente, il senso della partecipazione, (che parola straordinaria), della comunità indipendente dalle razze, e trascinare un popolo, quel popolo, verso una nuova coscienza di sè, umana, non razziale, è una specie di miracolo.

vi pare poco?

l'unico ultimo pensiero che mi viene, ora come ora, è: vi prego, americani, salvateci un'altra volta, invadeteci!

4.11.08

wall-e

la prima mezz'ora di wall-e è così poetica e commovente da essere, solo lei, un piccolo capolavoro cinematografico. qualcuno ha parlato di charlie chaplin in tempi moderni. io parlo di straordinari sceneggiatori. e trascuro la parte tecnologica, che ormai è in grado di riprodurre a un livello impressionante la realtà modificata dalla fantasia.


però non vorrei tanto parlare nello specifico di wall-e. è un film straordinario, con una sceneggiatura pazzesca, in particolare quella prima mezz'ora di grande cinema. poi diventa un po' action movie, ma comunque funziona alla grande, ti tiene in attesa e curiosità fino alla fine. i rimandi a 2001 sono molti, così come quelli ad E.T.

ma quello che mi interessa di più è cosa significa il successo di questo film. provate a pensare ai grandi film popolari (hollywoodiani) degli ultimi 10 anni. sono di genere. dei buoni thriller, dei buoni action movies, dei buoni fumettoni. teniamo fuori il cinema d'autore, che è comunque di nicchia.

tra questi grandi filmoni hollywoodiani, il cinema di animazione è, direi sicuramente, la cosa più interessante che c'è. in primis la pixar. sceneggiatori e registi della pixar, oltre che disegnatori, grafici, esperti di tecnologie, sono tra i più straordinari creativi che ci siano in giro per il mondo. e regalano al cinema tutto, non solo al cinema di animazione o a quello per ragazzi, al cinema in generale, momenti di poesia e di arte che, in blockbusters come questi, non si trovano.

se leviamo il cinema d'autore, appunto, cosa c'è di interessante e di "artistico" nel mondo cinematografico? qualcosa di veramente globale e artisticamente qualitativo?

sensibilità, poesia e arte caratterizzano questa nouvelle vague del cinema, guidata dal cinema di animazione, che si è impossessato di artisti, e non solo di professionisti del cinema.

arte. (guardate i titoli di coda di wall-e). e grandi soldi. questo fa la pixar. chi altri sa coniugare così bene arte, cultura, qualità e denaro? secondo me nessuno.

chapeau.