9.10.06

la musica dello spazio


trovo estremamente affascinante che un gruppo di astrofisici si siano messi a ricreare attraverso le onde impercettibili che circolano per l’universo il suono del big bang. certo mi aspettavo qualcosa di più romantico o mistico di un jet in partenza, ma tant’è.

ancora più affascinante è l’idea che alla base di tutte le cose ci sia un suono, una specie di musica che contrattistingue la materia, le radiazioni, le onde…

i pink floyd sono considerati gli inventori della “psichedelia spaziale” (mia definizione inventata), hanno scritto pezzi tipo astronomy domine e hanno più volte dichiarato che il loro concerto definitivo sarà sulla luna.
ma qui è un’altra cosa. a quanto pare dopo la relatività generale di einstein, quella dello spaziotempo curvo, e l’invenzione della meccanica quantistica, quella del principio di indeterminazione ("dio non gioca a dadi..."), l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo sono andati in conflitto; le regole che segue il primo non sono quelle che segue il secondo. quindi, il rompicapo dei fisici degli ultimi, molti anni, è stato quello di trovare una “teoria” che unificasse le regole, una cosiddetta “teoria del tutto” (vedi un grande divulgatore come hawkings).

in un libro divulgativo di qualche anno fa, l’universo elegante di brian greene (einaudi), pareva che la teoria delle superstringhe fosse quella che nel modo più semplice possibile riusciva a raggiungere l’obiettivo di “incasellare” tutto in un unico schema; sebbene questo, dal punto di vista della mia visione personale mi terrorizzi, in realtà dal punto di vista scientifico è accattivante.
l’ipotesi è: ogni singolo atomo, spezzato in parti sempre più microscopiche, si riduce a una specie di minicordino, una stringa per l’appunto, quasi senza dimensione. questa stringa, attraverso la sua vibrazione, diversa per ciascuna cosa, identifica quella determinata materia, onda o radiazione (o altro). quindi, se la vibrazione della stringa emettesse realmente un suono, come si può ipotizzare, vorrebbe dire che alla base di tutto c’è una sorta di musica atomica e/o stellare che permea lo spazio.

(come questa teoria unifichi meccanica quantistica e relatività generale è cosa troppo tecnica per me da spiegare; anche se il punto sta nell’omogeneizzazione dell’approccio alle particelle elementari e alle macrodimensioni spaziali, che inizialmente seguivano leggi fisiche diverse e invece con le stringhe seguono la stessa legge – vedere il libro di brian greene)

ogni cosa ha un suono, prima di avere consistenza, massa, gravità, luce…ogni cosa esprime una musica, ed essa identifica, con la sua struttura di movimento vibratorio, la cosa stessa, e ogni movimento che facciamo lo facciamo in mezzo a una megaorchestra naturale, i cui suoni si sentono e non si sentono.

sentire la musica dello spazio e della materia fa un certo effetto, allora, a parte i pink floyd, vi indico qualche gruppo/cantante per cercare di percepirla meglio:

- man or astroman (spazio)
- archive (spazio)
- sigur ros (spazio)
- mogwai (spazio)
- royksopp (spazio)
- tortoise (spazio)
- june of 44 (spazio)
- matmos (terra)
- the books (terra)
- bjork (solo homogenic – terra)

drizzate le orecchie!

4 commenti:

margonne ha detto...

io ne aggiungo un altro paio:

tangerine dream
kraftwerk
nurse with wound
throbbing gristle

ecco non so come si fa a firmarsi.
mi firmo qua.
marco.

Anonimo ha detto...

http://www.pacocinematografica.it/
trailer e novità su padiglione 22

max ha detto...

wow, padiglione 22 in proiezione al warner village moderno sabato mattina alle 11 per fa festa del cinema...io non so se ci cono purtroppo, perchè partiamo per firenze!

Anonimo ha detto...

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