10.10.06

pippo delbono - questo buio feroce


lo spettacolo inizia anche bene.

atmosfera algida, bianca incandescente. personaggi marginali che si alternano in scena.

poi si perde il filo del discorso.

ma andiamo con ordine. pippo delbono arriva al suo undicesimo lavoro sotto l’egida di emilia romagna teatro fondazione, dopo aver mietuto successi strepitosi in francia, dove il suo mito è cresciuto a dismisura.
i suoi spettacoli, molto legati all’immagine, al corpo, al movimento, uniscono una tradizione, molto francese per l’appunto, di danza contemporanea e una ormai un lievemente retro di teatro d’avanguardia anni 70.
i temi dell’incomunicabilità, della differenza (sessuale, mentale e altro), della morte, del disagio la fanno da padroni, in ogni suo spettacolo.

una scatola bianca, presa in prestito da molti spettacoli della societas raffaello sanzio, è la scena.
entità fisiche di vario genere passano in quello che sembra un ospedale. la voce inconfondibile di delbono, sussurrata e dolente, ci narra una storia di sofferenza. sacchetti di sangue infetto scendono dalla graticcia.

il susseguirsi di immagini è inizialmente interessante, poi il percorso diventa complicato da seguire e ci si perde in un set di luoghi comuni sull’omosessualità o peggio una caricaturizzazione frocia di cui proprio non se ne può più.

il punto di questi spettacoli così legati alle immagini e alla presenza corporea, e soprattutto ibridi tra teatro puro, performance e danza, è la difficoltà di costruire un senso all’operazione: occorre seguire un percorso drammaturgico, non necessariamente di parola, o no? secondo me si, altrimenti lo spettatore (se interessa qualcosa dello spettatore, naturalmente...) si perde in un vortice di immagini, alcune molto belle e poetiche, ma non sempre comprensibili. io sono anche per la non comprensibilità totale: non mi frega di capire per filo e per segno quello che accade, mi frega delle emozioni che i corpi sul palcoscenico riescono a trasmettere ai corpi in platea...ma in questo caso occorre una grande maestria nella gestione delle immagini e non basta appiccicare, un po’ a caso, sembra, certe volte, una sequenza di avvenimenti.

in aggiunta, parte di quello che vediamo è scopiazzato qua e là: molta raffaello sanzio, un po’ di pina bausch, con una spruzzatina di motus.

insomma, dopo un inizio promettente, lo spettacolo si perde e il forte impatto iniziale viene ridicolizzato da un’omosessualità esagerata e poco interessante.
naturalmente, nel panorama teatrale italiano, è secondo me giusto che il teatro pubblico sostenga un artista come delbono, ma 100 costumi da opera lirica erano proprio necessari per un’operazione come questa?

si esce con l’amaro in bocca per un’occasione perduta e con una domanda: dove vuole andare delbono? forse in francia...

4 commenti:

Poluccio ha detto...

Macs, scrivi come Lucarelli....

Anonimo ha detto...

Insomma... 'Na cagata.

max ha detto...

anonimo, chi sei? secondo me sei ano...

Anonimo ha detto...

lo spettacolo di delbono l'ho trovato bello, ha un suo perchè, non è una cagata, certo non tutto è freddamente comprensibile, ma è la sua forza, simbolico ma non a vuoto...